Ieri il tribunale del riesame ha disposto la scarcerazione dei compagni arrestati il 6 luglio[1], convalidando due domiciliari, due obblighi di dimora e obbligo di firma per i restanti. Anzitutto un dato: la forte risposta del movimento ha contribuito in maniera decisiva alla capitolazione dell’impianto accusatorio (così come era stato prodotto) obbligando i giudici del riesame a calcolare dei rapporti di forza sfavorevoli di fronte ad una mobilitazione così incisiva. Non è uno scherzo, immaginiamo quale scelta di responsabilità debba essere quella di un giudice che convalida misure cautelari pesanti di fronte a un impianto accusatorio traballante e a mobilitazioni di piazza intense e diffuse su tutto il territorio nazionale. L’ordine di scarcerazione giunge in parte inaspettato, almeno per noi eterni diffidenti della “bontà di fede” delle forze dello Stato, e ci porta a produrre delle valutazioni differenti rispetto a quelle di qualche giorno fa. Rimane punto fermo il fatto di leggere questa misura come un’azione di intimidazione e repressione preventiva nei giorni immediatamente precedenti al G8 (una giustizia ad orologeria tra l’altro criticata anche dal prefetto di Roma Pecoraro, un dato interessante per quello che diremo dopo), una chiave di lettura che trova conferma tra l’altro nel clima da caccia alle streghe alimentato dal fermento giudiziario di pochi giorni prima contro l’ennesimo manipolo di 4 poveri disgraziati accusati di essere in procinto di riorganizzare le BR solo per aver espresso concetti un po' forti in qualche chiacchiera da bar sport… La decisione del riesame cambia tutto: pensavamo di avere di fronte un moloch repressivo composto da uomini di Stato meritevoli dell’appellativo di “fascisti” in quanto rappresentanti politici del governo delle destre pronti a colpire gli elementi politicamente più pericolosi per la pace sociale italiana in tempo di crisi, invece scopriamo che l’operazione Rewind è l’ennesima manifestazione del conflitto tra vecchia e nuova sinistra: iniziato nel ’77 a livello ideologico e proseguito a livello politico (giudiziario) col 7 aprile ’79 fino ai giorni nostri. Conoscevamo i curricula dei magistrati responsabili, ma credevamo che questo “sinistro” sistema fosse integrato nel macrosistema giudiziario-repressivo dello Stato, invece i giudici del riesame non sono stati disponibili ad una forzatura giuridica così grave in nome di una pregiudiziale ideologica, preferendo mantenere vivo quello straccio di Stato di diritto che sopravvive sulla carta della legge borghese. L’operazione Rewind non è altro, a oggi, che una schifosa vendetta sbirresca, illegittima come ogni classica operazione di polizia “giustiziera”, cavalcata da solerti repressori “democratici”, pronti a colpire le uniche forze in grado di produrre conflitto e opposizione sociale al governo e alla crisi. La vecchia sinistra, “democratica”, quinta colonna del potere (che non ha), “sinistra” fatta Stato, che agita lo spettro della violenza, lo spauracchio della P38, il più classico e becero armamentario dialettico per criminalizzare chiunque sia alla sua sinistra, chiunque meriti l’appellativo di “estremista”. Caselli, ultimo di una lunga serie di campioni di democrazia, che va da Calogero alla Boccassini, che a suon di teoremi danno tentato (invano) di annientare ogni forma di dissenso politico che non fosse il linea con la loro “giusta via” e che vedesse in essa niente altro che una manifestazione propria di quel potere da combattere. “Criminali”, “terroristi”, “brigatisti”, vecchia accuse di una vecchia sinistra del partito, che negli anni ha avuto tanti nomi rimanendo però il medesimo, che attacca i figli di quella eresia che ha combattuto e non ha vinto, un conflitto quasi generazionale tra una sinistra che è stata in grado di riprodursi e una rimasta al palo della storia, composta sempre dalle stesse medesime persone… Del resto non siamo sorpresi, che esista una giustizia politica in Italia non l’ha certo scoperto Berlusconi, incameriamo il dato di una ennesima montatura giudiziaria “di sinistra” ai danni del movimento dell’autonomia e del conflitto. C’è un dato però che vogliamo evidenziare: di fronte alle tensioni sociali il fronte della repressione non è unito e sembra voler prendere tempo in vista dei prossimi mesi di sviluppo della crisi, un fatto che va tenuto fortemente in considerazione per le scelte strategiche che il movimento (e l’Onda in particolare) dovrà fare in un futuro prossimo e cruciale. Per adesso gioiamo alla notizia della scarcerazione dei compagni coinvolti nell’operazione Rewind e a loro diciamo: come tutti gli anni, anche quest’anno, arriverà l’autunno, e sarà autunno di crisi… siamo felici di sapere che lo scalderemo al vostro fianco, nelle strade, nelle piazze, nei giorni di lotta che ci aspettano.MM
Note:
[1] Vedi news.
Continua...






