<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474</id><updated>2012-02-17T03:33:30.857+01:00</updated><category term='sindacato'/><category term='lavoro'/><category term='iran'/><category term='honduras'/><category term='capitale'/><category term='golpe'/><category term='crisi'/><category term='assemblea nazionale'/><category term='movimento'/><category term='antagonismo'/><category term='movimento operaio'/><category term='roma'/><category term='conflitto sociale'/><category term='precarietà'/><category term='marxismo'/><category term='comunismo'/><category term='marxismo militante'/><category term='autonomia'/><category term='torino'/><category term='classe'/><category term='repressione'/><category term='operaio sociale'/><category term='mobilitazione'/><category term='conflitto'/><category term='lotta armata'/><category term='sgomberi'/><category term='corteo'/><category term='g8'/><category term='razzismo'/><category term='università'/><category term='conflitto costituente'/><category term='arresti'/><category term='movimento studentesco'/><category term='insorgenza'/><category term='onda anomala'/><category term='onda'/><category term='marx'/><category term='autoritarismo'/><category term='studenti'/><category term='lotta per la casa'/><category term='parigi'/><category term='rivolta'/><category term='rivoluzione'/><category term='operai'/><category term='toni negri'/><category term='fine secolo'/><category term='autorganizzazione'/><category term='lotta'/><category term='blogsite'/><title type='text'>Marxismo Militante</title><subtitle type='html'>Marxismo Militante. Un foglio elettronico di agitazione politica. Uno spazio dedicato all'informazione militante, all'analisi politica e alla critica sociale. Un luogo di divulgazione, di approfondimento e di ricerca teorica. Tutto al servizio del movimento...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>23</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-8720458375377026183</id><published>2010-02-09T11:13:00.018+01:00</published><updated>2010-02-09T14:05:07.827+01:00</updated><title type='text'>L'infame demagogo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/S3E4oMVrV7I/AAAAAAAAAIM/ufsY_4St4Vo/s1600-h/maurobiani.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 202px; height: 243px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/S3E4oMVrV7I/AAAAAAAAAIM/ufsY_4St4Vo/s320/maurobiani.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5436188488370968498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Demagogo, colui che fa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;demagogia&lt;/span&gt;, ovvero quella &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“pratica politica mirante a ottenere potere e consenso, facendo mostra di condividere e assecondare i malumori e le rivendicazioni, anche irragionevoli, delle masse popolari, lusingandole con promesse soprattutto economiche e difficilmente realizzabili”&lt;/span&gt;. Siamo soliti occuparci di analisi sistemiche, ovvero di cose irrimediabilmente più serie di queste, ma la spudoratezza di certi personaggi della politica italiana ci obbligano, moralmente parlando, ad un tentativo di sabotaggio delle loro infami e squallide campagne politico-elettorali. In questa sede, come detto del tutto eccezionale, parleremo di quella del ministro della funzione pubblica Renato Brunetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Nato politicamente nella cloaca socialista degli anni ’80, Brunetta ha scalato le vette del potere per compensare il suo deficit strutturale di statura, fisica e politica. Noto per le sue doti provocatorie, dotato di un pessimo carattere ampiamente manifestato nei suoi exploit televisivi (al pari di Sgarbi, è un ottimo animale da share), ha attirato attorno a sé interesse, curiosità, apprezzamento e odio. Tralasciando gli elementi di interesse antropologico e psicologico del personaggio, è interessante analizzare come in ambito politico questo signore sia stato in grado di suscitare emozioni così contrastanti. Parliamo di emozioni non a caso, perché questo aspetto è così forte nei suoi confronti tanto da potersi ritenere secondo solo a quello che gran parte della società italiana ha sviluppato per Silvio Berlusconi. Brunetta è un uomo del conflitto, delle soluzioni drastiche, tranchant, del chi sbaglia paga, del rigore, del giuramento (vincolante, per i pubblici dipendenti, ultima follia di una lunga serie di retaggi tardo ottocenteschi evidentemente tornati di moda). Conflitto nel combattere le resistenze alle politiche di “normalizzazione”, un conflitto così aperto da poter individuare in questa prassi un certo ascendente autoritario che si infrange però entro i limiti del formalismo liberale del sistema politico europeo prima che italiano. Dove porta quindi una guerra che non può essere realmente combattuta fino in fondo? Alla polarizzazione, alla logica dello schieramento, ad un conflitto acuto che, ci insegna la scienza politica, elettoralmente non paga in democrazie in tempi di pace. Amore e odio, e più odio che amore, vista la professionalità da fomentatore, capacità sua innata, nota ancor prima del potere. In tempi di frammentazione politico-sociale si cerca (crea) il nemico. La vecchia logica degli stati nazionali imponeva il nemico oltreconfine, oggi il nemico è interno, il pericolo ideologico, il terrorismo e… i fannulloni. Demagogia, abile mossa populistica nello scaricare tutti i mali di un sistema (quella della p.a.) su fantomatici lavoratori poco produttivi, svogliati, nullafacenti, e pagati dallo Stato, no anzi, con i soldi dei cittadini. E poco importa se i soldi pubblici finiscono nel circuito della corruzione politica, il nemico è l’ufficiale d’anagrafe, è l’impiegato del catasto, è tutti e nessuno, ma c’è. Si invoca il modello dell’efficienza, della regola dell’arte, della serietà, quando è cosa nota la storia contraddittoria del nostro ministro in materia di carriera universitaria e di produttività…&lt;br /&gt;Ma non è nostra intenzione fare una disamina alla “Espresso” del vissuto dell’ennesimo predicatore dal razzolamento malandato, ci interessa invece dimostrare il meccanismo delle abili mosse del nuovo maestro della demagogia all’italiana. “Parlare papale papale”, indipendentemente dalle fesserie che si dicono, sovente finendo per fare di tutta l’erba un fascio (vedi le sparate dei mesi scorsi contro i finanziamenti alla cultura finite a base di scurrilità e accuse ideologiche contro un intero settore produttivo) è una prima tecnica che alimenta il sostegno del “popolino”, della “massa” (al singolare), della “pancia” del paese, terminologia ignobile sapientemente utilizzata da questi nuovi campioni di populismo democratico. Un secondo strumento è il raggiro tecnico, una vera e propria truffa perpetrata ai danni della gente sulla leva di un “comune sentire” manovrato a piacimento. Esempio eccezionale dell’evasione fiscale risolta da Brunetta (in forza alla corazzata del governo dell’aliquota unica) con la tassazione indiretta: della serie, non possiamo/vogliamo fermare l’evasione, tassiamo i consumi anziché il reddito, così anche i ricchi pagheranno. Chiunque griderebbe all’infamia per questa folle riedizione della gabella sul sale di colbertiana memoria (anche lui allora alle prese con aristocrazia e parlamenti restii a versare il loro contributo nelle casse dello Stato francese) e invocherebbe le drastiche soluzioni del periodo rivoluzionario che caratterizzarono gli anni a venire di quella disastrosa situazione sociale e finanziaria… Ma questo non accade se l’abilità del demagogo giunge a giustificare l’extrema ratio facendo leva sugli odiati suv e yacht che intasano strade e porti di questo paese, a quel punto i cittadini per bene piuttosto che lasciarla vinta ai possessori degli odiati status symbol saranno pronti a rimetterci. Il luogo comune, elemento portante di una campagna populista che arriva a fomentare il conflitto generazionale, con i bamboccioni fuori casa a 18 anni per legge (legge invocata da un bamboccione che ha pernottato a casa di mammà fino alla veneranda età di 30 anni, pentito naturalmente). Di nuovo stereotipo, stridente con la morale della tradizione, ancora resistente, e utile da giocare. Ma dove si va a 18 anni se non c’è lavoro, e se c’è, nella rarità si fanno i conti con la precarietà? Si recupera subito: i padri sono troppo tutelati, i figli sono troppo disgraziati, che paghino i padri, con 500 euro al mese garantiti nel periodo di vacanza in attesa dell’impiego finanziati con i fondi pensionistici e, per portare a termine un antico sogno, con l’abolizione l’art.18. Un colpo al cerchio, un colpo alla botte e si risolve il problema senza sborsare una lira, facendo semplicemente scannare i padri con i figli, ennesima versione aggiornata della più classica guerra tra poveri.&lt;br /&gt;Ma Brunetta fa male i conti, primo perché i giovani italiani non si accontentano certo dell’elemosina di 5 miseri pezzi da cento che consentirebbero (specie nel tessuto metropolitano) una sopravvivenza al costo di veri e propri stenti, secondo perché la tendenza che si sviluppa attorno alla critica della produzione, all’espressione politica dei bisogni, ai processi di riappropriazione della ricchezza e del reddito è storicamente inarrestabile, e quindi se Brunetta vuole stare al passo con i tempi dovrebbe come minimo alzare la posta in gioco… Crediamo sia oggettivamente troppo tardi perché si possa cadere nella trappola del minimo guadagno a scapito di chi detiene dei diritti acquisiti (ormai storicamente residuali), la logica del minimo per tutti e del giusto per nessuno sa tanto di sovietico, e non crediamo che questo possa davvero interessare a qualcuno. Ma del resto è tutto un gioco di intenzioni, anzi, una palese presa in giro elettorale di un abile demagogo e di un pessimo politico, che gioca sulle divisioni anziché sull’accordo, e che propone follie che mai si trasformeranno in qualcosa di concreto ben sapendo che le prime resistenze, muri insormontabili, si trovano nella sua stessa compagine governativa… Auguriamo a Brunetta di perdere le elezioni veneziane, e ci auguriamo che un giorno si possa gioire di un mondo senza gente come lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-8720458375377026183?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/8720458375377026183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=8720458375377026183' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8720458375377026183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8720458375377026183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2010/02/linfame-demagogo.html' title='L&apos;infame demagogo'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/S3E4oMVrV7I/AAAAAAAAAIM/ufsY_4St4Vo/s72-c/maurobiani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-8385809256400894172</id><published>2009-12-09T23:36:00.007+01:00</published><updated>2009-12-10T12:11:36.129+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corteo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda anomala'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento studentesco'/><title type='text'>DOMANI 11 DICEMBRE CORTEO NAZIONALE CONTRO LA RIFORMA UNIVERSITARIA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://humanoide.noblogs.org/resource/repressione/download/cop_stop.sized.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 217px; height: 217px;" src="http://humanoide.noblogs.org/resource/repressione/download/cop_stop.sized.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La questura di Roma ha revocato l’autorizzazione del corteo nazionale degli studenti di domani. Un fatto gravissimo, una scelta sconsiderata di un governo in crisi che teme l’esplosione del conflitto di chi la crisi non la vuole pagare. Agitano il “protocollo sui cortei”, un pezzo di carta straccia firmato da sindacati infami e venduti che non vale niente né giuridicamente né materialmente. Vogliono fermarci, l’ultima loro carta è la tentazione autoritaria… Ma non ci fermeranno! Domani scenderemo in piazza ed eserciteremo il nostro diritto a manifestare! Le strade sono nostre, ce le riprenderemo! Un’ondata di conflitto li sommergerà!&lt;br /&gt;Contro la guerra all’università, lanciamo la guerriglia dell’intelligenza!&lt;br /&gt;Per il rilancio del movimento!&lt;br /&gt;Non è che l’inizio…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;CONTRO LA RIFORMA UNIVERSITARIA!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTRO IL PROTOCOLLO!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ASSEDIAMO IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Appuntamento confermato alla Sapienza, P.le Aldo Moro, ore 9:00&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-8385809256400894172?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/8385809256400894172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=8385809256400894172' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8385809256400894172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8385809256400894172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/12/domani-11-dicembre-corteo-nazionale.html' title='DOMANI 11 DICEMBRE CORTEO NAZIONALE CONTRO LA RIFORMA UNIVERSITARIA'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-8116045786269135597</id><published>2009-12-05T13:13:00.010+01:00</published><updated>2009-12-05T14:53:18.092+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='assemblea nazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento studentesco'/><title type='text'>Onda Anomala strikes back!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SxplKYDcImI/AAAAAAAAAIE/feHuKbVl_WU/s1600-h/ondanomala.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 233px; height: 199px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SxplKYDcImI/AAAAAAAAAIE/feHuKbVl_WU/s320/ondanomala.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411749131169047138" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SxpkqWa9H9I/AAAAAAAAAH8/wlw-77at0z0/s1600-h/ondanomala.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pensavano che fosse solo un gioco... Politicanti, benpensanti, borghesi, signorotti, uomini dell'ordine, preti e servi dello Stato. "L'Onda è passata" dicevano... &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ma l'Onda è tornata, più forte che mai!&lt;/span&gt; Da tutta Italia, cortei e azioni, blocchi e blitz, ma non è che l'inizio... Sono avvisaglie, piccole turbolenze, il mare agitato prima della nuova Onda. Un'Onda grande, matura, che sa cosa vuole e sa come ottenerlo, travolgerà tutto, non la fermerà nessuno...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 20 novembre, nella facoltà di Scienze Politiche, alla Sapienza di Roma, più di 500 rappresentanti di studenti universitari e medi, ricercatori e precari di tutta Italia si sono riuniti in assemblea per scrivere insieme il percorso di questa nuova grande ondata di movimento. L'Onda è ripartita, un'Onda Anomala che non conosce argini e barriere, un'Onda pronta a sommergere ogni riforma...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È UN’ONDA LUNGA, CHE NON SI FERMERÀ!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ONDA DI LUNGA DURATA, ONDA CONTINUA SARÀ!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Leggi il documento di lancio della mobilitazione dell'assemblea nazionale&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell'università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all'altezza delle sfide poste dall'attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall'esplosione dell'Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e della ricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini – presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio generazionale – come propagandato dal Governo – aumentando, invece, il fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal sistema di garanzie sociali;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- non interviene sulla governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni responsabili del fallimento dell'università pubblica negli ultimi 30 anni;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo agli studenti di indebitarsi “all'americana” attraverso lo strumento del prestito d’onore, mentre la crisi globale – che mostra il fallimento di un sistema fondato sull'indebitamento – richiederebbe una netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a tutti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione superiore;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell’Università pubblica prefigurando, quindi, un'università complessivamente più piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le proprie politiche di sviluppo; con l'entrata dei privati negli organi di governo si regalano gli atenei ai poteri locali, senza che questi diano nessun contributo alla crescita dell'università;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- restituisce alle lobby accademiche il controllo sui concorsi, senza incidere sulle pratiche clientelari e mettendo in competizione i precari e gli attuali ricercatori; servirebbe, invece, un piano straordinario di reclutamento, con un numero consistente di concorsi che diano opportunità reali a chi garantisce il funzionamento quotidiano della didattica e della ricerca nei nostri atenei;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- nasconde il progetto di smantellamento selettivo dell'università dietro il paravento della valutazione dei meriti individuali; tuttavia, non si può far finta di non sapere che precarietà e ricattabilità rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone; la valorizzazione del merito non può prescindere da un serio investimento (anche e soprattutto economico) sulla qualità della didattica e della ricerca e sulla garanzia di autonomia sociale di chi studia, di chi insegna e di chi fa ricerca nelle università. In assenza di tali garanzie, nel contesto Italiano, l'insistenza da parte governativa sul merito si risolve in uno strumento di ulteriore ricatto per i precari. La retorica dell'efficienza e della meritocrazia altro non è che uno strumento per dequalificare ulteriormente il sapere, per stratificare e declassare la forza lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Specularmente, il taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8 miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l'ingresso dei privati nelle scuole e sarebbe causa  di  una  assurda gerarchizzazione della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di aziendalizzare la scuola uccide l'emancipazione culturale degli studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente con la lotta che parte dalle università per costruire una grande risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l'attacco mosso da governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l’investimento politico ed economico sulla Scuola, sull'Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall'attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L'attacco alla Scuola e all'Università al quale stiamo assistendo è parte di un'aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso se l'Onda ha fatto breccia nell'immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell'Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l'accesso pubblico all'università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l'accesso e per la qualità del sapere, per l'abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d'ingresso, percorsi d'eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scuola, Università, Accademie, Conservatori e Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del reddito, l'accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia corporativa, ma che sappia parlare all'intera società e attraversarla. Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle prossime settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all'ordine del giorno nazionale l'elaborazione di un nuovo sistema di welfare all'altezza delle sfide della società della conoscenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si propone di:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- organizzare iniziative di mobilitazione sui territori, in forme molteplici, il 2 dicembre;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- in occasione dell'11 dicembre vogliamo generalizzare lo sciopero e assediare il Ministero, a partire dalla mobilitazione già lanciata dai coordinamenti e dai precari delle scuole e dai sindacati;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- assediare il Parlamento in concomitanza con il calendario di discussione e votazione del DDL;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma a inizio marzo che, partendo dalla difesa e dal rilancio dal mondo della conoscenza, coniughi la necessità di eliminare la precarietà lavorativa ed esistenziale con il contrasto delle migliaia di licenziamenti giustificati pretestuosamente con la crisi rivendicando un nuovo sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti, l'accesso alla mobilità alla casa e ai servizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assemblea nazionale dei precari e degli studenti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma, 20/11/2009&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-8116045786269135597?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/8116045786269135597/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=8116045786269135597' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8116045786269135597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8116045786269135597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/12/onda-anomala-strikes-back.html' title='Onda Anomala strikes back!'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SxplKYDcImI/AAAAAAAAAIE/feHuKbVl_WU/s72-c/ondanomala.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-2213533607194879926</id><published>2009-11-16T01:00:00.000+01:00</published><updated>2009-11-16T08:22:40.913+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento studentesco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta'/><title type='text'>PER UN 17 NOVEMBRE DI LOTTA, DI CONFLITTO E DI SOLIDARIETA'!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SwBrymdAXpI/AAAAAAAAAH0/jndjwDeCmUQ/s1600-h/November17r.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 148px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SwBrymdAXpI/AAAAAAAAAH0/jndjwDeCmUQ/s320/November17r.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5404438069904432786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Domani è il 17 novembre, data di celebrazione di un evento importante della nostra storia contemporanea, l’assalto e la resistenza degli studenti del Politecnico di Atene al regime dei colonnelli. Era il ‘73, furono arrestati e massacrati, in molti morirono sotto il fuoco della repressione del regime fascista. È ricordando quella dimostrazione al politecnico che ogni anno nel mondo si celebra, liturgicamente e per questo in maniera un po’ schifosa, la “giornata internazionale dello studente”. Liturgia anche in Italia, anche se alcuni vorrebbero vedere in questa una forma di “lotta”...&lt;span id="fullpost"&gt; Virgolette queste ultime d’obbligo, perché ci si confronta con l’opportunismo di certe note sigle riformiste che sfruttano date importanti come questa per il loro tornaconto, organizzando per l’occasione le loro finte quanto inutili manifestazioni perbeniste di studenti medi (gli unici che riescono a coinvolgere facendo leva sulla loro incolpevole ingenuità). Anche quest’anno si assisterà alla solita funzione, celebrata dai soliti nomi noti, da qualcuno nuovo, ma sempre riconducibile alla medesima matrice. Insomma, le stesse facce di culo che per inseguire i frutti di un’ignobile marketing della politica (da bravi discepoli del “sistema italiano”) sono pronte ad inneggiare alle rivolte studentesche antisovietiche dell’89, anticomuniste dicono, sputando sul piatto dove fino all’altro ieri hanno mangiato, imboccati dai loro vecchi padroni moscoviti. Ma la situazione politica attuale è ben diversa da quella degli anni passati, ed è per questo che diciamo: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;facciamo del 17 novembre una vera giornata di lotta!&lt;/span&gt; Tutti i compagni dei collettivi autonomi e delle realtà autorganizzate dell’università si mobilitino per fare di questa data una giornata di conflitto, dell’Onda, che travolga l’ignobile teatrino dei riformisti servi, di partiti e sindacati! Solo l’università è in grado di produrre partecipazione politica autonoma e slegata dagli squallidi giochi di potere che i “sindacati studenteschi” fanno da anni sulle teste degli studenti medi. È solo dall’università che può nascere un conflitto vero, che può fornire all’appuntamento il giusto spessore politico, ed esprimere così la necessaria solidarietà ai compagni delle università greche, in questi giorni sotto un durissimo attacco della repressione, oggi come allora*.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Roma&lt;/span&gt;: Martedì 17 novembre, appuntamento alle 10:30 alla facoltà di Lettere in Sapienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per un 17 novembre di conflitto!&lt;br /&gt;Solidarietà ai compagni greci!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Vedi: &lt;a href="http://www.infoaut.org/articolo/grecia-per-non-scatenare-rivolta-rinuncia-arresti-studenti"&gt;Salonicco, carcere per chi occupa scuole e università, da Infoaut.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-2213533607194879926?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/2213533607194879926/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=2213533607194879926' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2213533607194879926'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2213533607194879926'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/11/per-un-17-novembre-di-lotta-di.html' title='PER UN 17 NOVEMBRE DI LOTTA, DI CONFLITTO E DI SOLIDARIETA&apos;!'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SwBrymdAXpI/AAAAAAAAAH0/jndjwDeCmUQ/s72-c/November17r.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-6863922597024516818</id><published>2009-11-09T12:17:00.025+01:00</published><updated>2009-11-09T18:01:48.475+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='studenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda anomala'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitto sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento studentesco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitto costituente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi'/><title type='text'>Per un nuovo conflitto costituente: gli studenti, la crisi e le sfide dell’Onda</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SvgInuBGa2I/AAAAAAAAAHk/29zun_ELVPU/s1600-h/roma_marzo_68_valle_giulia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 250px; height: 188px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SvgInuBGa2I/AAAAAAAAAHk/29zun_ELVPU/s400/roma_marzo_68_valle_giulia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402077231491476322" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;A un anno di distanza dalla prima ondata di cortei spontanei ed occupazioni è opportuno, e forse solo ora possibile, produrre un’analisi complessiva del profilo politico del movimento dell’Onda, un movimento che ha rotto non poche strutture politiche consolidate che hanno regolato le mobilitazioni studentesche negli ultimi 20 anni. Ci interessa il profilo politico perché è quello che noi consideriamo come più idoneo e rilevante per valutare la reale consistenza e forza di questo movimento tutt’altro che estinto. Naturalmente non tralasceremo il necessario approccio alla sua composizione sociale, anche se come semplice conseguenza metodologica. Rinunciamo a tracciare un profilo ideologico, quanto mai sterile nella sua dimensione “riassuntiva”, tipica della caratterizzazione dei movimenti politici novecenteschi, ed abbandoniamo l’ipotesi di costruire in maniera artificiosa un impianto teorico dell’Onda, non foss’altro perché nella realtà fattuale della sua esperienza si può considerare completamente sussunto nella sua pratica politica.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Innanzitutto un dato: il movimento dell’Onda è stato il primo movimento studentesco che da decenni a questa parte ha avuto la capacità di produrre mobilitazione, e quindi la capacità di conservare la propria soggettività, “superando l’anno”, rompendo gli argini temporali delle mobilitazioni studentesche che si riproducono fisiologicamente di anno in anno rimanendo però legate al loro ambito stagionale. In particolare l’elemento che segna il superamento di questa condizione è dato dalla capacità del movimento di rimanere movimento anche dopo l’estinzione del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;casus belli&lt;/span&gt; legislativo che ha fornito l’elemento causale della contestazione, la legge 133: di norma storica degli ultimi anni di “movimento studentesco” categoricamente e genericamente inteso, la spinta di partecipazione e di contestazione è andata esaurendosi sistematicamente con la conclusione dell’iter legislativo delle riforme scolastico-universitarie, con un climax di mobilitazione liturgicamente celebrato il giorno dell’approvazione definitiva. Questa continuità che si è avuta negli anni, dal movimento della “Pantera” al movimento di contestazione contro la riforma Moratti si è finalmente spezzata, alla verifica di un movimento che ha prodotto mobilitazione cronologicamente successiva ai momenti della ratifica istituzionali dei provvedimenti di riforma. È da questo dato che è necessario distinguere due fasi della mobilitazione dell’Onda. La prima riguarda l’espressione prima e propria del movimento, quella della mobilitazione diffusa dei cortei spontanei, delle occupazioni generalizzate: questo primo momento ha il picco di mobilitazione in prossimità dell’approvazione della legge, e procede con intensità discendente fino al mese di dicembre. La seconda fase, che costituisce il vero elemento di discontinuità storica, è quella che noi abbiamo chiamato dell’“Onda lunga”, ovvero l’insieme di iniziative di partecipazione che sono seguite cronologicamente al fisiologico processo di smobilitazione invernale. Il fatto stesso di rilevare momenti di lotta successivi alla mobilitazione generalizzata individua quel fattore di discontinuità di cui abbiamo parlato. Per utilizzare una facile metafora, l’Onda, nella sua anomalia, come il fenomeno naturale a cui fa riferimento, presenta una forza tale da permettere il superamento della linea costiera e l’invasione della terra ferma. In questo caso la terra ferma è il terreno di scontro su cui si è mossa l’Onda nel corso di quest'anno. Onda lunga quindi, ma anche di lunga durata, grazie anche e soprattutto ad accelerazioni importantissime che hanno evidenziato la maturità dell’Onda, prima fra tutte la contestazione del G8 dell’università&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[1]&lt;/span&gt;, in cui si è percepita un'interessantissima dimensione di conflitto che questo movimento è stato in grado di produrre nell’ambito di una politica di soffocamento delle agitazioni e tensioni sociali in tempo di crisi portata avanti da partiti, sindacati e istituzioni.&lt;br /&gt;Oggi l’Onda è il movimento universitario che si trova di fronte all’ennesima riforma dell’università che vuole dirsi “definitiva”, immediatamente figlia della crisi, in questi giorni formalizzata in disegno di legge. Subito un dato: il fatto che il governo delle destre abbia optato per la forma del ddl anziché per la legiferazione per decreto, in controtendenza alla sua impostazione autoritaria e alla sua prassi parlamentare, è una diretta conseguenza (e parziale vittoria) del movimento, che ha posto le condizioni per la necessità di un iter legislativo diluito nel tempo anziché un procedimento breve che avrebbe sicuramente spostato la dialettica interna all’università sull’ordine pubblico, oggi potenzialmente difficile o addirittura impossibile da gestire senza scelte rischiose quanto dolorose. Gli aspetti più interessanti di questa legge superano però l'evidenza dell’ennesima riforma a costo zero (diretta esigenza dello Stato nella crisi, e nella crisi conseguente dei suoi conti pubblici) e che va ad addossare i costi della “razionalizzazione” (leggi,  della crisi) sulle spalle degli studenti e, in particolar modo, di coloro che si troveranno a fare i conti con la chiusura degli atenei periferici senza un sistema di welfare in grado di colmare il divario tra loro e gli studenti metropolitani (vista la completa assenza di un piano per la mobilità e per la questione abitativa): l'aspetto più rilevante è che questa legge va a riconfigurare strutturalmente gli strumenti della governance e il modello direttivo dell’università intesa come istituzione della formazione&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[2]&lt;/span&gt;. Il fatto che tutto il discorso verta sulla retorica del merito e sulla “meritocrazia” come sistema tradisce la volontà delle destre di chiudere definitivamente  con una stagione ormai storica che è quella dell’università pubblica post-’68, che con tutti i suoi limiti e le sue conservazioni, ha permesso lo sviluppo dell’università come un luogo non esclusivamente legato alla sua funzione principe di “apparato ideologico di Stato” per dirla con Althusser. Per quanto abbiano continuato a sussistere nel tempo le più odiose logiche baronali e corporative, all’interno dell’università è rimasto sempre quello spazio, aperto con le lotte del ’68 e allargato con le potentissime esperienze di contropotere studentesco del ’77, che ha permesso agli studenti di vivere l’università come luogo di libera crescita culturale, di espressione politica, di critica, superando quindi i meri risultati formali di quella stagione, ovvero le minime rappresentanze studentesche (ampiamente delegetittimate dallo stesso corpo studentesco) istituzionalizzate nel senato accademico e nei consigli di facoltà. Uno spazio che ha permesso di creare percorsi di formazione alternativa, autonoma, forme di autogoverno e autogestione dei percorsi didattici&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[3]&lt;/span&gt;. La riforma attuale ha in mente di abolire ogni forma di autorganizzazione del sapere dal momento che è in piano la completa ripianificazione e sistematizzazione dei percorsi didattici sulla base delle esigenze concrete del “mondo del lavoro”, ovvero del capitale. Questo processo abolirà con geometrica selezione darwiniana ogni insegnamento e ricerca ritenuto “inutile” o superfluo alle esigenze della produzione (che vanterà per questo diretti rappresentanti negli apparati gestionali degli atenei). Questo significa che si stanno preparando ad un’operazione, diremmo epocale, di neutralizzazione di ogni voce critica all’interno dell’università e di qualsiasi gruppo sociale in grado di muoversi all’interno della sua struttura creando conflitto e resistenza alla gestione verticistica dei singoli atenei. La retorica del merito non fa altro che offrire una copertura ideologica ad una volontà politica di irregimentazione del sapere secondo le necessità del mercato. In questo scenario di cesura storica va a inserirsi la lotta degli studenti, che difendono il loro diritto al sapere critico, all’autoformazione e all’autoriforma in risposta a questo scenario che ir entra a pieno titolo nel grande esperimento di controllo sociale che questo governo sta tentando con l’approvazione di leggi ora repressive ora palesemente autoritarie&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[4]&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;È quanto mai evidente che è necessario spostare l’attenzione sui concetti che regolano l’azione politica del governo e valutare la giusta risposta del movimento, in particolare sul piano terminologico: prioritario è far valere ed evidenziare problematicamente il contrasto stridente tra il concetto fondante di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;democrazia&lt;/span&gt; e quello esclusivo e vuoto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"meritocrazia"&lt;/span&gt;, soprattutto quando questo principio di contrapposizione riguarda un soggetto sociale che in questa fase storica si fa carico di una trasformazione immanente, in quanto destinatario di un mutamento della suo ruolo fondamentale nel sistema produttivo e titolare di un potenziale di sovversione sistemica dello stesso processo e dell’intero sistema. Esattamente come 40 anni fa, il corpo sociale studentesco si trova nella condizione di poter delineare i lineamenti fondamentali del riassetto istituzionale, proprio perché interprete diretto di un mutamento strutturale della sua posizione funzionale all’interno della società. Il ’68 ha rappresentato l’esplosione delle contraddizioni sistemiche della condizione studentesca alle prese con la massificazione dell’università, è allora che gli studenti hanno percepito una realtà potentissima del loro tempo: la fine del ruolo funzionale delle barriere architettoniche che separavano i luoghi della formazione con il resto della società, barriere rappresentate da quei muri che sono stati oltrepassati dal movimento degli studenti per muoversi liberamente e politicamente nel tessuto produttivo metropolitano. Stesso processo di violazione dei confini fisici dei luoghi fondanti della società disciplinare è avvenuto nello stesso momento nella fabbrica, da qui l’incontro di due soggetti sociali fino ad allora distinti e in quel momento non più distinguibili in quel tessuto produttivo che in quegli anni cominciava a convertirsi verso una produzione di valore decentralizzata rispetto alla materialità dei luoghi tradizionalmente deputati allo scopo. È da questo presupposto che si può rifiutare la logica che distingue il ’68 tra operaio e studentesco e, di volta in volta, più operaio o più studentesco, dal momento che quel movimento ha ricompreso entrambe le soggettività (nella loro dimensione politicamente determinata) non più divise dalle categorie oggettivanti di una modernità già allora in crisi. Partendo da questo assunto, tenendo presente la determinazione politica di questo incontro ricomponibile nella dimensione sociale del declino, seppure esplosivo, della figura dell’operaio-massa, possiamo comprendere il superamento della dimensione ancora “unitaria” che ha caratterizzato questo primo e definitivo incontro. Lo slogan che caratterizzò il ’68, e successivamente l’autunno caldo, “operai e studenti uniti nella lotta” è oggi completamente superato nel momento in cui, oggi, diventa accettabile solo quando esso stesso presuppone il suo superamento paradigmatico: da “operai e studenti” a “operai-studenti”, o meglio “studenti-operai” nella dimensione sociale della soggettività ricomposta. Il dato che va compreso come condizione immanente alla composizione sociale attuale è che al figura dello studente è oggi compiutamente assunta e sussunta nel processo di sfruttamento capitalistico, nel momento in cui la sua capacità cognitiva diviene oggetto di valorizzazione da parte del capitale. La condizione dello studente afferisce oggi compiutamente e in maniera sostanziale a quella moltitudine operaia che rappresenta lo stato compositivo della classe nella definizione storica del post-fordismo: studenti di questa particolare generazione, che per primi vivono la prospettiva reale dello sfruttamento nella loro condizione di salariati del lavoro cognitivo. Le leggi che hanno in questi anni ridisegnato il panorama giuridico del lavoro dipendente riconvertendolo in sistema di produzione e riproduzione di precarietà si configura come l’adeguamento giuridico-formale alle nuove esigenze del capitale, in grado ora di trarre valore e profitto dal lavoro intellettuale-immateriale, che viene di conseguenza irreggimentato nel sistema del salario. È in questo contesto si delineano i caratteri di quell’integrazione sociale che lega l’operaio di fabbrica allo studente universitario, l’operatore del call-center al precario della ricerca, il contrattista a progetto al tremesista della pubblica amministrazione, non solo per un fatto di equiparazione giuridica del salario quantificato in cifre analoghe e contratti di durata e tipologia medesima, ma per quella realizzazione di classe oggi compiuta che vede il lavoro subordinato (e chi produce e riproduce valore capitalistico al di fuori del rapporto formale di lavoro) nella sua interezza e in conflitto sistemico con il capitale. Ed è da qui, da questa realizzazione, che parte potente l’istanza costituente, che nasce il nuovo potere in grado di concretizzare il mutamento: dal contropotere delle lotte si lancia la richiesta del reddito, intero e immediato, nell’osservanza del principio e istinto di riappropriazione che risuona nella post-modernità negli slogan “dateci il denaro!” e “tutto subito!”. L’offensiva al capitale si muove oggi secondo queste direttrici, formalizzatesi negli ultimi 30 anni nei bisogni emergenti dell’operaio-sociale, che diviene oggi soggetto principale e protagonista del processo di trasformazione. Quindi, sul fronte universitario: fine della logica unitaria, superamento del principio di equiparazione operai-studenti del ’68 sulla base della richiesta del salario: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;è negli atti lo stravolgimento dei termini relazionali tra capitale e categorie sociali oggettivate del fordismo, la battaglia è contro il lavoro, ora e subito!&lt;/span&gt; La rivendicazione sessantottina del “salario studentesco” viene oggi distrutta dalla questione del reddito, ed è da questo elemento che può ripartire la lotta degli studenti come motore propulsivo di una prima e grande necessaria offensiva autonoma e moltitudinaria contro capitale e istituzioni, figlia della migliore sovversione operaia del nostro tempo…&lt;br /&gt;Sul piano operativo: la rinascita del conflitto in termini di processo dipendono dal grado di rottura con la continuità riformista che regola e imbriglia l’antagonismo all’interno della legalità e dei binari istituzionali: più è forte il momento di rottura e più è possibile un mutamento della dialettica delle parti sociali verso l’opposizione sociale. Nel dibattito storico si è discusso su quale fosse stato il momento di rottura che portò al ’68 come momento fondante di un processo di conflitto lungo (con le lotte degli anni ’70): in molti convergono sugli scontri di Piazza Statuto. Gli studenti dell’Onda il loro battesimo del fuoco l’hanno avuto, in quel maggio di lotta che ha visto di nuovo Torino come scenario di uno scontro sociale, dove studenti, precari e giovani proletari hanno ricevuto il plauso e la solidarietà di chi, per una questione d’età, quei giorni non c’era. L’Onda sola ha prodotto il vero e giusto conflitto nella crisi, ed è nell’autunno della crisi che deve trovare la forza di ripetersi, puntando alla rottura generale e allo stravolgimento complessivo degli schemi dialettici istituzionali. Solo in questo modo l’Onda può vincere la sua battaglia contro la riforma, saldando le sorti della sua lotta con un’offensiva sistematica e generalizzata in grado di spostare l’attenzione verso l’interezza delle politiche pubbliche del governo della crisi. Attraversare criticamente e scompostamente i cortei sindacali, per sovvertirne la piattaforma confederale e catalizzare la rabbia sociale verso il conflitto reale, sembra configurarsi come lo strumento più efficace per perseguire oggi questo obiettivo. È solo a Roma diciamo noi, nel cuore pulsante e materiale del potere politico, che può avvenire la rottura, che può verificarsi il conflitto costituente, che può generalizzarsi e concretizzarsi lo scontro con le istituzioni di chi non vuole pagare la crisi.  Per una lotta che porti alla vittoria, per un'altra accelerazione, per una nuova stagione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] &lt;a href="http://www.marxismomilitante.org/2009/05/torino-19-maggio-2009-inizio-di-una.html"&gt;Vedi articolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Torino, 19 maggio 2009: inizio di una nuova fase costituente del movimento?"&lt;/span&gt; del 23 maggio &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[2] &lt;a href="http://liberlex.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/Testo-ddl-riforma-"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Testo completo del ddl&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[3] Su questo si faccia riferimento ai lavori della Rete per l'Autoformazione e al percorso per l'autoriforma. Caratteri fondamentali di queste esperienze sono sintetizzati in &lt;a href="http://www.uniriot.org/uniriotII/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1074:sapienza-per-lautoriforma-ovvero-come-immaginare-una-nuova-prassi-costituente&amp;amp;catid=86:speciali&amp;amp;Itemid=288"&gt;questo documento di "Sapienza per l'autoriforma"&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[4] &lt;a href="http://www.marxismomilitante.org/2009/05/crisi-razzismo-e-repressione-caratteri_26.html"&gt;Vedi articolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Crisi, razzismo, repressione: caratteri dell'offensiva autoritaria in Italia"&lt;/span&gt; del 26 maggio&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-6863922597024516818?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/6863922597024516818/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=6863922597024516818' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/6863922597024516818'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/6863922597024516818'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/11/per-un-nuovo-conflitto-costituente-gli.html' title='Per un nuovo conflitto costituente: gli studenti, la crisi e le sfide dell’Onda'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SvgInuBGa2I/AAAAAAAAAHk/29zun_ELVPU/s72-c/roma_marzo_68_valle_giulia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-3356921752925543772</id><published>2009-09-24T15:18:00.023+02:00</published><updated>2009-12-05T14:58:29.822+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='golpe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='repressione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='honduras'/><title type='text'>Il sangue dell'Honduras: notizie dal golpe</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Srt9GqtLsmI/AAAAAAAAAHc/JarYcRSNjds/s1600-h/Cile+Honduras.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 213px; height: 304px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Srt9GqtLsmI/AAAAAAAAAHc/JarYcRSNjds/s400/Cile+Honduras.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5385035332948046434" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Già da ieri circolavano notizie preoccupanti sugli scontri di Tegucigalpa dove si è verificata una violentissima repressione delle manifestazioni popolari contro il colpo di Stato (avvenuto il 28 giugno scorso) in occasione del ritorno in patria tre giorni fa del legittimo presidente Manuel Zelaya. Oggi anche la polizia golpista ha dovuto riconoscere la gravità dei fatti confermando 2 morti tra i manifestanti. In una situazione socialmente sempre più instabile le forze armate dettano legge per le strade dell'Honduras, ancora sotto coprifuoco... In attesa degli eventi e con il timore di dover aggiornare l'elenco delle vittime della repressione criminale del porco Micheletti, riportiamo una recente intervista del CNB - Coordinamento Nazionale Bolivariano a Giorgio Trucchi, giornalista esperto di questioni centramericane, che ha seguito dall'interno le vicende legate al golpe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;**************&lt;br /&gt;1) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dal giorno dell’illegale arresto del legittimo presidente honduregno Manuel Zelaya, lo scorso 28 giugno, i golpisti guidati da Micheletti stanno attuando una feroce repressione contro la popolazione che nella capitale e nelle più importanti città honduregne stanno manifestando il loro sostegno affinchè venga ristabilito l’ordine democratico. Le poche notizie che riescono a sfuggire dalla morsa della censura imposta dai golpisti parlano di oltre 650 arresti. Le aggressioni più clamorose contro i manifestanti sono avvenute nei pressi dell’aeroporto di Tegucigalpa e al confine nicaraguense. Nel primo caso i manifestanti, che si erano radunati per accogliere l’aereo che riportava in patria il legittimo presidente Zelaya, sono stati prima fatti avvicinare e poi colpiti con armi da fuoco e lacrimogeni da parte dei reparti dell’Esercito, provocando la morte di due persone. Nel secondo caso i manifestanti sono stati aggrediti per impedire che raggiungessero in massa il luogo dell'incontro con il presidente costituzionale. Cosa ci puoi dire di più al riguardo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto bisogna segnalare che è stata una manifestazione veramente incredibile, dove si calcola che abbiano partecipato tra le duecentocinquantamila e le trecentomila persone. Effettivamente la polizia è stata quella che ha fatto passare  i dirigenti del Frente Nacional contra el golpe de Estado e le persone che hanno tentato in diversi momenti di  entrare, mentre la repressione, come giustamente dicevi, è stata portata avanti proprio dall’esercito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che si è riusciti a ricostruire è che la gente ha cercato, in attesa dell’arrivo del presidente Zelaya, di entrare all’interno della pista facendo dei buchi nella recinzione, però sempre in modo molto pacifico, nel senso che non c’era nessuna intenzione di entrare a fare violenza; era solo il grande entusiasmo per il  ritorno del loro presidente. In quel momento, io credo seguendo un piano già preparato, all’improvviso l’esercito ha iniziato ad aprire il fuoco. Dico un piano già preparato perché già nei giorni precedenti a questo fatto sia l’esercito, ma anche il cardinale Rodriguez, avevano detto che in quella manifestazione ci sarebbe potuto essere spargimento di sangue, e che Zelaya sarebbe stato responsabile di questo.&lt;br /&gt;In un muro adiacente la pista dell’aeroporto dove poi la gente si è nascosta, si è buttata a terra, si sono contati più di un centinaio di segni lasciati dai proiettili, e stiamo parlando quindi di proiettili veri e non di gomma come poi hanno riportato le fonti dell’esercito; ed è stato proprio durante questa sparatoria che è stato ucciso un ragazzo di 19 anni, Isis Obeid Murillo, il quale è stato colpito alla testa da una pallottola esplosa, secondo le versioni che circolano, da un franco tiratore. Chiaramente sarà difficile poterlo dimostrare, però ad esempio su questa morte, proprio nei giorni scorsi, la Commissione Interamericana per i diritti umani (CIDH), che è stata per due giorni a Tegucigalpa per verificare proprio lo stato della violazione dei diritti umani dal 28 di giugno, dal giorno del colpo di stato ad oggi, ha riconosciuto che almeno quattro morti, tra cui quella di Isis Obeid Murillo, il ragazzo dell’aeroporto, hanno legami diretti con la repressione scatenata dall’esercito e dalla polizia. Per cui già non sono solo voci e la CIDH ha chiesto formalmente al governo di fatto, al governo golpista di Roberto Micheletti, di permettere al Pubblico Ministero di iniziare le indagini per verificare effettivamente questa connessione. Quello  dell’aeroporto è stato poi il primo di tanti esempi della repressione; ricordiamo che dopo questo fatto ci sono state forti repressioni a fine luglio quando poi è stato ucciso il maestro Roger Abraham Vallejo , anche lui con un colpo di pistola alla testa, questa volta da parte della polizia. La repressione del 12 agosto in cui i manifestanti sono stati selvaggiamente picchiati davanti al parlamento, e dove la gran parte degli arrestati (si parla di più di seicento arrestati a Tegucigalpa e in altre parti del paese), sono stati torturati, sono stati arrestati e portati in luoghi totalmente illegali, perché non sono posti di detenzione, come ad esempio i sotterranei dello stesso parlamento o la caserma dei corpi speciali della polizia Cobra. Io ho visto personalmente, all’interno dell’Hospital Escuela, varie persone con il viso completamente distrutto dalle manganellate e addirittura  un signore che aveva sulla schiena dei chiarissimi segni di catene, nel senso che è stato colpito con catene di ferro. Conseguentemente a questi casi di tortura e dopo le violenze del 12 di agosto, la CIDH è venuta in Honduras per constatare proprio questa situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il Presidente Zelaya è stato accusato dai golpisti di aver intenzione di modificare la Costituzione in modo illegittimo, invece è noto che anche in Honduras si stava percorrendo il processo di trasformazione costituzionale, attraverso proposte di riforme, che avrebbero consentito una maggiore democratizzazione del Paese e impedito agli interessi delle multinazionali straniere di poter procedere impunemente con il saccheggio delle risorse di questo paese. I golpisti, di cui Micheletti è il portavoce, stanno tentando di impedire che il popolo honduregno diventi, attraverso un libero processo democratico, padrone del proprio destino. Quali interessi si celano dietro questo ennesimo attentato alla sovranità di un popolo latinoamericano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema della relazione tra il colpo di stato in Honduras e l’istallazione di una quarta urna che sarebbe servita alla popolazione per dire se nelle  prossime possibili elezioni del 29 di novembre si sarebbe dovuto votare anche per l’istallazione di un’assemblea costituente che avrebbe poi, forse, portato ad una riforma della costituzione, è tutta da verificare. Prima di tutto bisogna chiarire che questa consulta popolare non aveva nessuna, diciamo, obbligatorietà da parte dei poteri dello Stato di  renderla effettiva. Era una consulta popolare, non era un referendum, la gente avrebbe potuto dire: “si, vorrei che si istallasse un’assemblea costituente”; il parlamento avrebbe potuto poi  decidere in un senso piuttosto che in un altro. Avrebbero quindi deciso i deputati se prendere in considerazione questa richiesta della popolazione. Quindi qui cade tutto questo castello montato dicendo che si voleva cambiare la costituzione, che si voleva distruggere la costituzione, perché non è affatto così.&lt;br /&gt;La cosa da smontare è proprio questo legame diretto fra la consulta popolare e il colpo di stato. Il colpo di stato, ormai è chiarissimo a tutti, è stato orchestrato da quello che in Honduras chiamano grupos fàcticos, ossia quelle 13-14 famiglie dell’oligarchia nazionale che controllano più dell’80% delle economie e dei servizi dell’Honduras. Queste famiglie hanno chiaramente non solo pensato, attuato con l’aiuto dell’esercito, e poi gestito nelle settimane successive, il colpo di stato, ma lo venivano preparando già da parecchi mesi. Quindi l’elemento della consulta popolare è solo una piccola parte dei motivi che hanno portato questi potenti gruppi economici ad abbattere e defenestrare il presidente Zelaya. Gli altri motivi evidentemente sono molto più ampi; hanno a che fare con una serie di riforme che Zelaya ha fatto nei suoi quattro anni di presidenza, hanno sicuramente a che fare con l’adesione all’ALBA, con la situazione che si è creata in centroamerica, dove anche il Nicaragua fa parte dell’ALBA, ed il Guatemala di Petrocaribe, dove le recenti elezioni in El Salvador hanno visto l’FMLN vittorioso con l’appoggio di un presidente, Funes, chiaramente più moderato di altri presidenti centroamericani e dello stesso Chavèz, che però ha già espresso intenzione di avvicinarsi a Petrocaribe e di valutare tutta una serie di cose.&lt;br /&gt;Per cui questo colpo di stato in Honduras desta grande preoccupazione, così come è preoccupante la presenza dei falchi nordamericani, dei settori più retrogradi e superconservatori dell’establishment nordamericano,  che chiaramente Barack Obama non è in grado di controllare e che appositamente gli hanno lasciato  controllare tutta una serie di apparati dello Stato, proprio per impedire tutta una serie di riforme. È chiaro che Obama probabilmente, non dico che non fosse a conoscenza di questa intenzione di un colpo di Stato, ma sicuramente era occupato in altre cose; credo che questo sia stato un grave errore del nuovo presidente nordamericano,  di non porre attenzione a quello che stava accadendo in centroamerica e soprattutto in Honduras. Per cui cercare di fare questo abbinamento di quarta urna/consulta popolare/colpo di stato è un’eccessiva semplificazione che fa comodo al governo golpista, che fa comodo a questi gruppi di potere economico e politico che controllano tutti i poteri dello Stato in Honduras.&lt;br /&gt;Le ragioni come detto sono molto più ampie, molto più radicate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La notizia del golpe contro il Presidente Zelaya è arrivata improvvisa in Italia. Nessuno degli inviati in America latina, tra quelli dei più importanti mezzi d’informazione, ha intuito ciò che stava per accadere. Il copione con cui il rapimento di Zelaya è avvenuto farebbe invece pensare che dietro ci sia stata un accurata preparazione. Qual’era l’aria che si respirava a Tegucigalpa i giorni prima del golpe?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ proprio quello che stavo dicendo. Nei giorni prima del golpe c’erano dei rumori. Io ho fatto un articolo proprio tre giorni prima del golpe che si intitolava “Honduras al borde de un golpe de estado” (Honduras sull’orlo di un colpo di stato) proprio perché i giorni precedenti si era visto che c’erano state furibonde reazioni da parte praticamente di quasi tutti poteri dello Stato; la Corte Suprema di Giustizia aveva detto chiaramente che questa consulta popolare era illegale perché andava contro la costituzione. L’esercito, in questo caso l’alto comando dell’esercito (non il capo supremo perche è il presidente della Repubblica e quindi Zelaya), il capo di stato maggiore Romeo Vásquez Velásquez si era rifiutato proprio due giorni prima di distribuire il materiale per la consulta elettorale, e il presidente Zelaya di fronte a questo rifiuto, come massima autorità dell’esercito e presidente della Repubblica, gli aveva praticamente tolto l’incarico;  per cui si sentiva che c’era qualcosa che non andava, si sentiva che c’era una grossa reazione. Lo stesso Micheletti,  che a quel tempo era presidente del congresso, aveva avuto parole durissime contro Zelaya (vale la pena dire che sono dello stesso partito, il partito liberale) per cui il clima era molto teso. Quello che io credo è che nessuno nella popolazione, neppure lo stesso Zelaya, si aspettasse che ci fosse un vero e proprio colpo di stato nel senso di un esercito che alle 3-4 di mattina arriva a casa tua, ti prende, comincia a sparare e in pigiama ti carica su un aereo, ti porta nella base militare di Palmerola (base militare nordamericana in territorio hondureno), e da lì con un altro aereo militare ti porta in un altro paese, il Costarica. Questo credo che non se lo aspettasse; credo che Zelaya abbia sottovalutato l’esercito hondureno credendo che il generale Velasquez fosse un suo fedele, che avesse a suo favore una parte dell’esercito, cosa che non si è rivelata tale. Per cui il clima di tensione c’era, anche se, come detto, credo non si pensasse si potesse arrivare a questo punto. Quello che credo si potesse pensare è che magari si permettesse l’esecuzione di questa consulta e che poi dopo in qualche modo i poteri dello Stato la avrebbero discreditata in qualsiasi modo, l’avrebbero invalidata anche perché, ricordiamolo,  mancavano sei mesi alle elezioni, per cui Zelaya stava per finire il suo mandato. Per cui, ripeto, mi sembra sia stata usata questa occasione per dare un segnale molto forte agli altri governi centroamericani, soprattutto ai governi dell’ALBA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I golpisti hanno attuato con l’evidente sostegno interno dell’Esercito, ci sono stati casi di resistenza ed insubordinazione contro il loro criminale piano di golpe?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono state voci. Durante le prime due settimane del colpo di stato arrivavano voci e rumori che tal reparto nel tal dipartimento si erano sollevati; concretamente però, a due mesi dal colpo di stato, diciamo che l’alta gerarchia dell’esercito ha dimostrato di essere molto unita. Per il momento non ha dimostrato nessuna debolezza. Credo che questo sia frutto di grosse garanzie anche di tipo economico da parte di questi grossi poteri economici e politici dello Stato, e soprattutto la garanzia che qualsiasi cosa succeda ci sia pronta già un amnistia o comunque la sicurezza che nessuna delle alte sfere dell’esercito possa pagare, come si dice qua, i “piatti rotti” di questo colpo di stato. Per il momento non vedo debolezze all’interno dell’esercito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;In America Latina sono stati numerosi, nell'ultimo periodo, i tentativi di destabilizzazione attuati contro i governi bolivariani di Venezuela, Ecuador e Bolivia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sia attraverso i tentativi di smembramento dell’unità nazionale, con le pretestuose richieste di autonomia di regioni governate da rappresentanti dell’opposizione oligarchica, sia attraverso tentativi di magnicidio come quello sventato contro il Presidente Morales, o le campagne di accuse, rivelatesi false, contro Correa e Chavez, uscite dai computer ritrovati magicamente intatti dal bombardamento all’accampamento delle Farc-Ep, dove sono stati assassinati Raul Reyes, 21 guerriglieri e i 4 studenti messicani che si trovavano lì per motivi di studio, il 1 marzo del 2008.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alla luce di questi fatti, il golpe in Honduras è l’ennesimo episodio per impedire che si rafforzi ulteriormente il processo di rinnovamento democratico e bolivariano che sta attraversando l’America Latina?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Sicuramente sì. Come dicevo prima è chiaramente l’obiettivo principale. Non è un caso che circa tre settimane fa, durante un’intervista, il generale Velasquez abbia detto chiaramente, dando molta enfasi a queste sue dichiarazioni, che questo (chiaramente non l’ha chiamato colpo di stato, ma lo dico io), che questo colpo di stato, parole testuali “è servito per fermare il processo di socialismo travestito da democrazia che arrivava dal Venezuela”.&lt;br /&gt;Per cui questo fa capire bene che è un esercito per nulla indipendente, nel senso che l’esercito in teoria dovrebbe seguire il potere civile e non dovrebbe dare dei giudizi sul tipo di politiche che porta avanti un governo; nel momento in cui il capo dell’esercito dichiara che è servito per bloccare il socialismo travestito da democrazia che stava arrivando dal Venezuela, già da un’idea di quali siano i veri motivi di questo colpo di Stato.&lt;br /&gt;Chiaramente l’altro elemento è proprio la durezza con cui sta operando ed ha operato in questi due mesi il governo di fatto. Nonostante l’isolamento a livello internazionale, nonostante le misure, le ritorsioni economiche e diplomatiche e politiche, ieri Micheletti ha dichiarato, di fronte all’arrivo di una commissione dei ministri degli esteri della OEA (organizzazione degli stati americani)  che “si, voi potete farci quello che volete, potete farci l’embargo che volete, ma il paese è pronto per andare avanti da solo, anche totalmente isolati perché noi decidiamo…” ecc.&lt;br /&gt;Insomma, questa posizione da un’idea che questo governo di fatto ha alle spalle la sicurezza di avere degli appoggi interni dal punto di vista economico, ed esterni credo soprattutto da parte di alcuni settori degli Usa, tanto da essere convinto di poter veramente andare avanti da solo nonostante l’isolamento. Quindi, come dicevo all’inizio, il vero obiettivo di  questo colpo di Stato è stato proprio quello di bloccare un modello, di bloccare il processo di unità, oltre che latinoamericana, soprattutto centroamericana, in questo contesto, e di fare tabula rasa con tutto quello che aveva fatto il governo precedente. Non è un caso che pochi giorni dopo il colpo di Stato sono stati espulsi i maestri cubani che stavano portando avanti il processo di alfabetizzazione con il metodo “yo si puedo”, che in questi giorni già si sta discutendo l’espulsione dei medici cubani che stanno lavorando come sempre nelle zone impervie dell’Honduras dove nessun altro medico andrebbe a lavorare, che stanno sospendendo tutta una serie di programmi legati all’ALBA, Petrocaribe, tutta una serie di programmi sociali, proprio con l’obiettivo di fare tabula rasa con tutto questo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-3356921752925543772?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/3356921752925543772/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=3356921752925543772' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/3356921752925543772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/3356921752925543772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/09/il-sangue-dellhonduras-notizie-dal.html' title='Il sangue dell&apos;Honduras: notizie dal golpe'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Srt9GqtLsmI/AAAAAAAAAHc/JarYcRSNjds/s72-c/Cile+Honduras.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-8609423492765559201</id><published>2009-09-08T21:46:00.005+02:00</published><updated>2009-09-19T17:33:44.865+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='repressione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sgomberi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta per la casa'/><title type='text'>CONTRO OGNI SGOMBERO, CON FABRIZIO NEL CUORE</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Sqa1IunNvoI/AAAAAAAAAG0/UX2LY6OoNis/s1600-h/sanbasilio1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 173px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Sqa1IunNvoI/AAAAAAAAAG0/UX2LY6OoNis/s200/sanbasilio1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5379185966496726658" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ancora polizia. Ancora repressione. Ancora contro i movimenti, contro chi alza la testa per resistere, contro chi è costretto a lottare per conquistare i suoi diritti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È successo esattamente trentacinque anni fa, ovvero l’8 settembre 1974, quando in un tentativo di sgombero di case occupate a San Basilio la polizia uccide Fabrizio Ceruso, diciannovenne militante del Comitato proletario di Tivoli, un organismo di Autonomia operaia. Fabrizio venne raggiunto da una pallottola al terzo giorno di quella che fu una vera e propria battaglia tra la polizia e gli abitanti del quartiere ben presto supportati dai militanti dell’antagonismo romano.&lt;br /&gt;Ed è successo una settimana fa, quando 250 famiglie sono state sorprese all’alba da un’operazione massiccia delle forze di polizia, che le ha portate via a forza dal Regina Elena occupato, da quella che per due anni è stata la loro legittima abitazione. Come motivazione un fantomatico riutilizzo dei locali da parte dell’università, come dichiarato dal rettore Frati, anche se gli oltre cento milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio per la riqualificazione della struttura sono spariti nel nulla, e la struttura stessa è stata lasciata per anni in stato di degrado ed abbandono.&lt;br /&gt;Fabrizio Ceruso e le 250 famiglie del Regina Elena sono legati da un unico filo rosso, un filo rosso di lotte, resistenza ed occupazioni. Un filo rosso che la speculazione di padroni, banchieri e palazzinari non riuscirà mai a spezzare…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Venerdì 11 settembre manifestazione per il diritto all’abitare&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Appuntamento alle ore 17.00 a Piazza dell'Esquilino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-8609423492765559201?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/8609423492765559201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=8609423492765559201' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8609423492765559201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8609423492765559201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/09/contro-ogni-sgombero-con-fabrizio-nel.html' title='CONTRO OGNI SGOMBERO, CON FABRIZIO NEL CUORE'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Sqa1IunNvoI/AAAAAAAAAG0/UX2LY6OoNis/s72-c/sanbasilio1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-486052068904760226</id><published>2009-08-07T12:36:00.028+02:00</published><updated>2009-11-15T22:08:59.042+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><title type='text'>L'incommensurabile differenza tra un uomo e un massacratore</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.carceriemiliaromagna.it/wcm/carceriemiliaromagna/sezioni_laterali/recc/libri/miccia/miccia.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 149px; height: 241px;" src="http://www.carceriemiliaromagna.it/wcm/carceriemiliaromagna/sezioni_laterali/recc/libri/miccia/miccia.jpeg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sul Corriere della Sera del 31 luglio è uscito un articolo da passaggio in prima pagina di Claudio Magris dedicato agli anni di piombo e all'uscita prossima del film sulla storia di Prima Linea di Renato de Maria&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[1]&lt;/span&gt;, sceneggiato su soggetto autobiografico di Sergio Segio, ex-militante dell'organizzazione. Nell'articolo Magris lamenta il tono e lo stile delle ricostruzioni filmiche e letterarie degli anni del terrorismo, e parla di “pappa nel cuore” di quelli che, ai suoi occhi, non sono altro che, appunto, terroristi. Parla di “retorica del combattente” e di altre “deviazioni” storiografiche che, secondo lui, tenderebbero a “tingere di rosa” fatti che meriterebbero ben altro approccio.&lt;span id="fullpost"&gt; Magris è una persona astuta, e mette subito le mani avanti dichiarando il suo animo garantista pronto a riconoscere diritti e rispetto, magari solo formale, a chi ha pagato il suo “conto con la giustizia” (borghese naturalmente, ma è di questo che stiamo parlando). Peccato che per Magris è evidente il rammarico di un giudizio storico a suo avviso evidentemente non compiuto: evidentemente per lui manca una Norimberga del terrorismo, qualcosa che condanni definitivamente quella stagione e i suoi protagonisti con la pena della damnatio memoriae per i secoli a venire. Il nostro riferimento al famoso tribunale internazionale non è casuale, dato che è lo stesso Magris a tirare in ballo la storia e a proporre il paragone con il giudizio che si è dato sul nazismo e sulle SS. In Magris c’è evidentemente della forte tensione personale, tale da spingerlo a mettere in ballo le recenti nozze di un ex-militante delle Brigate 28 Marzo ed assassino di Walter Tobagi a base di preti concelebranti e il suo, celebrato con rito ordinario ad un solo sacerdote... Evidentemente Magris non accetta l’idea che la Chiesa ha tutto l'interesse a celebrare se stessa e la sua vittoria sacramentale sul male, consacrando il matrimonio di un assassino convertito, piuttosto che occuparsi più di tanto dell’ordinaria unione matrimoniale di un giornalista come tanti. Siamo elastici, potremmo arrivare ad accettare una certa critica che faccia riferimento a certo protagonismo di ex-guerriglieri metropolitani che tentano di rifarsi una verginità parlando pubblicamente con tutti per spacciarsi come “uomini del dialogo” (e che salgono in cattedra per dare lezioni di moralità politica al prossimo, come il caso di ex-pistoleri di professione come Valerio Morucci), ma non la stizza ideologica di Magris che sul suo articolo cita, volutamente a sproposito, Toni Negri e la sua provocatoria solidarietà a Berlusconi riguardo alla reltà italiana della giustizia politica di buona parte della magistratura, che proprio in questi giorni è riapparsa prepotentemente sulla scena politica con i deliranti teoremi dell'operazione Rewind contro il movimento&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[2]&lt;/span&gt;. Tanto di personale in Magris quindi sull’argomento, e da qui nasce l'impossibile confronto tra “terrorismo” (che noi chiamiamo più correttamente “lotta armata”, definizione tecnica scevra da condizionamenti politico-ideologici) e la barbarie nazista. Barbarie, definizione scelta non a caso dalla storia: nella barbarie non si contempla l’assassinio ma il massacro, e le Schutzstaffeln furono autrici di massacri, i nazisti furono appunto massacratori. Un termine quest’ultimo usato con ragione e non come fanno taluni pennivendoli della destra reazionaria che tentano di riscrivere la storia a colpi di “revisioni” giornalistiche che altro non sono che falsi e falsificazioni storiche, giudizi ideologici, illegittimi e infami, come quelli che avrebbero voluto dipingere come massacratori appunto gli autori dell'attacco di Via Rasella alle SS a Roma, un atto considerato “legittima azione di guerra” dalla Corte di Cassazione che si è recentemente espressa sull'argomento (e che ha condannato gli autori di tale infamia al risarcimento dei familiari dei partigiani per l’offesa ricevuta dal fango gettato sulla memoria dei loro cari)&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[3]&lt;/span&gt;. Proprio su Via Rasella negli anni si è tra l’altro discusso sulla definizione di “terrorismo”, dinamica quella della bomba del 23 marzo ‘45 che richiama una tecnica tipica, ma l'obiettivo militare taglia la testa al toro sul giudizio morale dell'azione. È il tempo di pace che segna la cesura tra l'atto di guerra e l'atto terroristico, e ancor più lo fa l’obiettivo civile. È questo che suscita condanna e alimenta la retorica criminalizzante sui protagonisti dell'eversione armata, che esiste, forte, ma che Magris lamenta non essere assoluta come accade col nazismo... Perché succede? Semplicemente perché parliamo di uomini e non di massacratori. C’è un’oggettiva differenza antropologica tra chi commette un omicidio politico e chi commette un massacro: il primo agisce contro un obiettivo preciso, stabilisce ed individua il nemico, un nemico sempre responsabile, colpevole, al di là della legittima critica dei criteri utilizzati per stabilire la colpa e la successiva condanna (critica che tra l'altro produciamo anche noi, che reputiamo moltissime scelte della lotta armata degli anni ‘70 e del recente abbozzato revival sbagliate, suicide, controproducenti, dei potentissimi errori strategici; da parte nostra nessun condizionamento romantico dal sapore francese quindi ma anche nessun piagnisteo da "sacralità della vita" e da parenti delle vittime). Un "terrorista" di estrema sinistra è spesso una persona considerevolmente colta, che sceglie di agire contro le ingiustizie di un mondo che non sopporta più, sceglie un bersaglio, un nemico del popolo, un obiettivo ragionato e circoscritto. Il motore è un ideale, un sentimento di giustizia, che non può colpire innocenti come accade nelle stragi... Per usare le parole di Segio riportate dallo stesso Magris, i terroristi di sinistra sono stati “persone leali, che hanno lottato con errori spesso gravi, ma anche con dignità e coraggio, per un mondo migliore e più giusto”. E proprio queste parole, che chi conosce le biografie di molti dei più noti esponenti della lotta armata sa essere veritiere, che si può affermare con assoluta certezza che nessun terrorista rosso mai avrebbe eseguito l'ordine (per non parlare dell'assumersi la responsabilità del comando) di sterminare decine di ebrei nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau o di sparare a uomini, donne e bambini per decimare la popolazione di un paese come Marzabotto. Questi i veri assassini, questi i veri criminali... Dietro a un terrorista c'è un uomo, dietro una divisa delle SS un massacratore, e finché ci sarà in circolazione l'intelligenza per capire questa differenza continueranno ad esserci libri e film (come “Ogro” o il recente ed apprezzato “Salvador” per fare due esempi pregnanti in questi giorni di fermento spagnolo sulla questione ETA) che non giustificheranno, esalteranno o condanneranno il terrorismo, ma tenteranno di capire quegli uomini e (soprattutto e più proficuamente) i motivi che li hanno spinti ad impugnare le armi. E si rassegni Magris all'idea che la vita di un terrorista possa essere storicamente e socialmente più rilevante e più interessante della sua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] &lt;a href="http://www.cinemaitaliano.info/laprimalinea"&gt;La scheda del film&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[2] &lt;a href="http://www.marxismomilitante.org/2009/07/una-sinistra-repressione-considerazioni.html"&gt;Vedi articolo del 20 luglio&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[3] &lt;a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=66818&amp;amp;sez=HOME_INITALIA"&gt;Via Rasella, la Cassazione: definire "massacratori" i partigiani è diffamazione&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-486052068904760226?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/486052068904760226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=486052068904760226' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/486052068904760226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/486052068904760226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/08/lincommensurabile-differenza-tra-un.html' title='L&apos;incommensurabile differenza tra un uomo e un massacratore'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-8620421646606817447</id><published>2009-07-20T19:55:00.015+02:00</published><updated>2009-11-15T22:08:46.502+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='g8'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arresti'/><title type='text'>Una “sinistra” repressione… Considerazioni sugli sviluppi dell’operazione Rewind</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SmSx7zfLVwI/AAAAAAAAAGs/NC9faoU-wrI/s1600-h/genova_7_aprile-s.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 181px; height: 115px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SmSx7zfLVwI/AAAAAAAAAGs/NC9faoU-wrI/s200/genova_7_aprile-s.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5360605097469105922" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ieri il tribunale del riesame ha disposto la scarcerazione dei compagni arrestati il 6 luglio&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 102);"&gt;[1], &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;convalidando due domiciliari, due obblighi di dimora e obbligo di firma per i restanti. Anzitutto un dato: la forte risposta del movimento ha contribuito in maniera decisiva alla capitolazione dell’impianto accusatorio (così come era stato prodotto) obbligando i giudici del riesame a calcolare dei rapporti di forza sfavorevoli di fronte ad una mobilitazione così incisiva. &lt;span id="fullpost"&gt;Non è uno scherzo, immaginiamo quale scelta di responsabilità debba essere quella di un giudice che convalida misure cautelari pesanti di fronte a un impianto accusatorio traballante e a mobilitazioni di piazza intense e diffuse su tutto il territorio nazionale. L’ordine di scarcerazione giunge in parte inaspettato, almeno per noi eterni diffidenti della “bontà di fede” delle forze dello Stato, e ci porta a produrre delle valutazioni differenti rispetto a quelle di qualche giorno fa. Rimane punto fermo il fatto di leggere questa misura come un’azione di intimidazione e repressione preventiva nei giorni immediatamente precedenti al G8 (una giustizia ad orologeria tra l’altro criticata anche dal prefetto di Roma Pecoraro, un dato interessante per quello che diremo dopo), una chiave di lettura che trova conferma tra l’altro nel clima da caccia alle streghe alimentato dal fermento giudiziario di pochi giorni prima contro l’ennesimo manipolo di 4 poveri disgraziati accusati di essere in procinto di riorganizzare le BR solo per aver espresso concetti un po' forti in qualche chiacchiera da bar sport… La decisione del riesame cambia tutto: pensavamo di avere di fronte un moloch repressivo composto da uomini di Stato meritevoli dell’appellativo di “fascisti” in quanto rappresentanti politici del governo delle destre pronti a colpire gli elementi politicamente più pericolosi per la pace sociale italiana in tempo di crisi, invece scopriamo che l’operazione Rewind è l’ennesima manifestazione del conflitto tra vecchia e nuova sinistra: iniziato nel ’77 a livello ideologico e proseguito a livello politico (giudiziario) col 7 aprile ’79 fino ai giorni nostri. Conoscevamo i curricula dei magistrati responsabili, ma credevamo che questo “sinistro” sistema fosse integrato nel macrosistema giudiziario-repressivo dello Stato, invece i giudici del riesame non sono stati disponibili ad una forzatura giuridica così grave in nome di una pregiudiziale ideologica, preferendo mantenere vivo quello straccio di Stato di diritto che sopravvive sulla carta della legge borghese. L’operazione Rewind non è altro, a oggi, che una schifosa vendetta sbirresca, illegittima come ogni classica operazione di polizia “giustiziera”, cavalcata da solerti repressori “democratici”, pronti a colpire le uniche forze in grado di produrre conflitto e opposizione sociale al governo e alla crisi. La vecchia sinistra, “democratica”, quinta colonna del potere (che non ha), “sinistra” fatta Stato, che agita lo spettro della violenza, lo spauracchio della P38, il più classico e becero armamentario dialettico per criminalizzare chiunque sia alla sua sinistra, chiunque meriti l’appellativo di “estremista”. Caselli, ultimo di una lunga serie di campioni di democrazia, che va da Calogero alla Boccassini, che a suon di teoremi danno tentato (invano) di annientare ogni forma di dissenso politico che non fosse il linea con la loro “giusta via” e che vedesse in essa niente altro che una manifestazione propria di quel potere da combattere. “Criminali”, “terroristi”, “brigatisti”, vecchia accuse di una vecchia sinistra del partito, che negli anni ha avuto tanti nomi rimanendo però il medesimo, che attacca i figli di quella eresia che ha combattuto e non ha vinto, un conflitto quasi generazionale tra una sinistra che è stata in grado di riprodursi e una rimasta al palo della storia, composta sempre dalle stesse medesime persone… Del resto non siamo sorpresi, che esista una giustizia politica in Italia non l’ha certo scoperto Berlusconi, incameriamo il dato di una ennesima montatura giudiziaria “di sinistra” ai danni del movimento dell’autonomia e del conflitto. C’è un dato però che vogliamo evidenziare: di fronte alle tensioni sociali il fronte della repressione non è unito e sembra voler prendere tempo in vista dei prossimi mesi di sviluppo della crisi, un fatto che va tenuto fortemente in considerazione per le scelte strategiche che il movimento (e l’Onda in particolare) dovrà fare in un futuro prossimo e cruciale. Per adesso gioiamo alla notizia della scarcerazione dei compagni coinvolti nell’operazione Rewind e a loro diciamo: come tutti gli anni, anche quest’anno, arriverà l’autunno, e sarà autunno di crisi… siamo felici di sapere che lo scalderemo al vostro fianco, nelle strade, nelle piazze, nei giorni di lotta che ci aspettano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;[1]&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.marxismomilitante.org/2009/07/arresti-in-tutta-italia-fuori-i.html"&gt;Vedi news.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-8620421646606817447?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/8620421646606817447/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=8620421646606817447' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8620421646606817447'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8620421646606817447'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/07/una-sinistra-repressione-considerazioni.html' title='Una “sinistra” repressione… Considerazioni sugli sviluppi dell’operazione Rewind'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SmSx7zfLVwI/AAAAAAAAAGs/NC9faoU-wrI/s72-c/genova_7_aprile-s.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-8172083987591232070</id><published>2009-07-06T10:20:00.006+02:00</published><updated>2009-11-15T22:10:18.770+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='repressione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arresti'/><title type='text'>ARRESTI IN TUTTA ITALIA - FUORI I COMPAGNI DALLE GALERE!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SlG2YL59nUI/AAAAAAAAAGk/cVpnGu-JY4M/s1600-h/manette.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 188px; height: 162px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SlG2YL59nUI/AAAAAAAAAGk/cVpnGu-JY4M/s200/manette.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355261958549249346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Apprendiamo di un’infame retata poliziesca che sta coinvolgendo numerose città in tutta Italia da nord a sud. Il dato provvisorio parla di 21 arresti, di cui 15 a Torino (coinvolto direttamente il CSOA Askatasuna), 4 a Bologna e due compagni a Milano e Padova. Gli arresti riguarderebbero i fatti di Torino del G8 University Summit dello scorso maggio. Risulta pleonastico dire che questo è solo un pretesto per levare di mezzo gente scomoda in vista del G8 de l’Aquila e per lanciare un chiaro segnale intimidatorio al movimento per i prossimi giorni. La risposta che daremo è ovvia: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;non ci faremo intimidire, non ci fermerete mai&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Segnaliamo i primi appuntamenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Roma&lt;/span&gt;, Università La Sapienza, ore 12 assemblea a Scienze Politiche&lt;br /&gt;* &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Bologna&lt;/span&gt;, appuntamento in via Zamboni 38, ore 12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ai compagni arrestati va tutta la solidarietà e la vicinanza della redazione di Marxismo Militante, che si impegna a seguire con attenzione le vicende legate a questa infame operazione giudiziaria.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;FUORI I COMPAGNI DALLE GALERE!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-8172083987591232070?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/8172083987591232070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=8172083987591232070' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8172083987591232070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8172083987591232070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/07/arresti-in-tutta-italia-fuori-i.html' title='ARRESTI IN TUTTA ITALIA - FUORI I COMPAGNI DALLE GALERE!'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SlG2YL59nUI/AAAAAAAAAGk/cVpnGu-JY4M/s72-c/manette.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-2999469596083467680</id><published>2009-07-05T10:24:00.020+02:00</published><updated>2009-09-18T14:13:51.957+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='g8'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='roma'/><title type='text'>[G8] Accogliamo i potenti della terra... Appuntamenti.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img188.imageshack.us/img188/3448/vvvt.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 217px; height: 307px;" src="http://img188.imageshack.us/img188/3448/vvvt.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Di seguito gli appuntamenti della mobilitazione contro il G8 de l'Aquila.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Martedì 7 luglio&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Roma&lt;/span&gt;, ore &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;17.00&lt;/span&gt;, appuntamento globale a &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;p.za Barberini&lt;/span&gt; per l'arrivo delle delegazioni internazionali. Diamogli il benvenuto che si meritano...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mercoledì&lt;/span&gt; &lt;strong&gt;8 luglio&lt;/strong&gt; iniziative dislocate in tutte le città, per  disegnare la “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mappa della Crisi&lt;/span&gt;” (riferimenti alle realtà locali di movimento).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;* &lt;strong&gt;Venerdì 10 luglio&lt;/strong&gt; corteo nazionale a &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;l'Aquila&lt;/span&gt; in concomitanza della chiusura del summit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Info :&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lombardia.indymedia.org/node/19615"&gt;http://lombardia.indymedia.org/node/19615&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://g8.italy.indymedia.org/"&gt;http://g8.italy.indymedia.org/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://nog8roma.wordpress.com/"&gt;http://nog8roma.wordpress.com/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-2999469596083467680?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/2999469596083467680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=2999469596083467680' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2999469596083467680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2999469596083467680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/07/roma-martedi-7-luglio-alle-ore-17.html' title='[G8] Accogliamo i potenti della terra... Appuntamenti.'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-8585494816327834000</id><published>2009-06-22T19:37:00.016+02:00</published><updated>2009-06-22T20:56:24.742+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rivolta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iran'/><title type='text'>Né con Mousavi, né coi pasdaran. Commento sui recenti fatti di Teheran</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/esteri/200906images/iran04g.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 237px; height: 180px;" src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/esteri/200906images/iran04g.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La situazione a oggi, 22 giugno, è quella di un Iran in balia di forti scosse sociali ed instabilità interna, con centinaia di feriti, arrestati e 10 morti sicuri (ma potrebbero essere di più) sul tappeto. Un tappeto persiano impregnato di sangue steso sulle strade di Teheran. Da dove ha origine questa rivolta sociale che fa degenerare in scontri immensi cortei e manifestazioni spontanee? È davvero solo una reazione politica ad un risultato elettorale o c’è qualcosa di più?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Riteniamo ci sia molta carne al fuoco e riuscire a prendere una netta posizione è difficile dal momento che risulta arduo riuscire a distinguere nettamente le forze in campo. Di sicuri ci sono gli schieramenti elettorali di Mahmud Ahmadinejad e di Hossein Mussavi: il primo formalmente vincente con ampio margine di vantaggio sul secondo, che contesta la validità delle elezioni denunciando brogli e fomentando la protesta. Una bega legale sulla correttezza delle istituzioni? I fatti ci dimostrano il contrario. In questi giorni complottismo e dietrologia hanno preso piede sull’analisi dei fatti iraniani, producendo la politicamente ambigua teoria della “rivoluzione verde”, ossia un esperimento collaudato degli Stati Uniti di rovesciare con un colpo di Stato soft il regime legittimato dal voto popolare, l’ennesima “rivoluzione colorata”. A parte il fatto di contestare la definizione di questa nuova presunta maxi-operazione di sabotaggio internazionale che si vedrebbe confusa con una Rivoluzione verde che si è già verificata (vedi la Libia di Gheddafi), ci sentiamo di rigettare totalmente questa ipotesi per due ragioni fondamentali: la prima, perché Mousavi non è certo un politico di primo pelo, già primo ministro iraniano negli anni della costruzione della Repubblica Islamica dall’81 all’89, e quindi non si configura davvero come un “homo novus” manovrato dagli Usa pronto a traghettare l’Iran nel bacino d’influenza americano, per lo meno non senza qualcosa in cambio. La seconda perché non stiamo parlando di ex-satelliti sovietici pronti a svendere la loro autonomia nazionale al miglior offerente per un piatto di lenticchie, qui non stiamo parlando della Georgia o del Kirghizistan, ma di un paese con uno spirito nazionalista tradizionalmente forte e radicato che ha alle spalle una storia di rivoluzioni e democrazia formale, un parallelo con le istituzioni politiche congelate delle repubbliche dell’ex-Urss è semplicemente impossibile. Non siamo ingenui, è evidente che la Casa Bianca ha tutto l’interesse a sostenere un cambiamento di rotta dalla politica degli eccessi di Ahmadinejad, soprattutto oggi che sembra cruciale una normalizzazione del medioriente di fronte allo scenario di crisi economica internazionale che si è dato negli ultimi mesi. Sarebbe da stupidi pensare che lo stesso Mousavi non abbia ricevuto l’”attenzione” del governo degli Stati Uniti, e che gli stessi non siano comunque implicati nel processo di destabilizzazione sociale che si sta verificando in questi giorni (vedasi l’interesse di movimenti come Otpor, professionisti del campo delle “rivoluzioni morbide”, che pubblica i suoi pamphlet in arabo e immaginabili flussi di denaro dalla Freedom House, che in passato sono arrivati in tutti i luoghi “caldi” per appoggiare ribaltamenti di regimi ostili al “mondo libero”), ma analizzando la composizione e la consistenza sociale delle mobilitazioni ci si può facilmente rendere conto di come questo movimento sociale non sia il frutto di un’operazione professionistica di scaltra politica internazionale volta a ribaltare i risultati delle elezioni (attendibili o meno che siano)  ma si configura come una risposta di massa alle stesse fondamenta dello Stato islamico. I giovani sono i protagonisti di questa mobilitazione, l’Iran stesso è un paese giovane con l’età media di 27 anni della sua popolazione di 66 milioni di persone, la rivolta è generazionale, una generazione nata dopo la rivoluzione del ’79 e che sta minando la riproduzione storica dei valori legati alla cultura confessionale. Giovani, proletari e non, è evidente che protagonista di questo processo sia anche la borghesia urbana, ma sarebbe ridicolo (e antimarxista) non pensare alla borghesia e al suo interesse capitalistico come ad una forza progressiva nell’evoluzione storica di un paese a regime teocratico.&lt;br /&gt;Alcuni “marxisti” (a questo punto sedicenti tali) in questi giorni per valorizzare le tesi che inquadrano questi eventi esclusivamente da un punto di vista geopolitico (che abbiamo constatato il più delle volte alquanto discutibile) hanno difeso le ragioni popolari della popolazione periferica, rurale e contadina contro quelli a dir loro borghesi e filo-occidentali della cittadinanza urbana e metropolitana… Ci suona strana e stonata questa valutazione, c’è gente che prima di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ripensare&lt;/span&gt; Marx dovrebbe prendersi la briga di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rileggere&lt;/span&gt; Marx dal momento che anche il più classico dogmatismo marxista (che è comunque anch’essa una “mala-lettura”) riporta la tesi della classe contadina come una classe tendenzialmente e storicamente reazionaria. Non è per essere dogmatici, sappiamo come nella storia i contadini abbiano rappresentato spesso un bacino di forze rivoluzionarie (basti pensare alle esperienze messicane passate e recenti, o all’esperienza del comunismo cinese), ma il caso dell’Iran ci illustra una popolazione rurale strettamente legata al clericalismo e alla conservazione della natura confessionale dello Stato. Su questo punto vorremmo soffermarci anche sul supposto “dovere” di riconoscere il voto popolare (e quindi la sua presunta volontà) dei cittadini iraniani. Anche questa posizione ci sembra inaccettabile, in primis perché il risultato elettorale non è certo ed è oggetto di contestazione, secondo perché non capiamo per quale motivo dovrebbero essere i marxisti a dover chinare il capo di fronte al voto popolare quando, come dicono molti di questi signori, sono proprio gli Usa ad agire politicamente contro il voto, loro che fanno della democrazia rappresentativa una professione ideologica (una realpolitik questa che li rende molto più marxisti di chiunque crede che dei rivoluzionari debbano accettare dei risultati elettorali - in un regime confessionale - come una reale espressione dei bisogni delle masse).&lt;br /&gt;Rispondiamo in serie: in questa rivolta c’è la borghesia? C’era anche nel 1789 quando si trattava di distruggere l’ancien regime. In questa rivolta ci sono gli Usa? Può darsi, ma ci sono anche i Mujaheddin del Popolo&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[1]&lt;/span&gt;, che di sicuro con gli Usa non hanno nulla a che fare dato che sono considerati da questi un’organizzazione terrositica e la loro sola partecipazione al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha convinto lo US State Department nel 2002 a chiudere la sua sede a Washington.&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;[2]&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Detto questo non sosteniamo Mousavi per ovvie ragioni, innanzitutto perché anch’esso un uomo del regime, ricordandolo al potere e con oggettive responsabilità del massacro di migliaia di mujaheddin e comunisti prigionieri politici nelle carceri iraniane nel 1988&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[3]&lt;/span&gt;, e comunque perché ci guardiamo bene dal sostenere candidature in paesi dove l’alternativa elettorale si gioca tra conservatorismo e riformismo. Se decidiamo di schierarci lo facciamo con riserva, e preferiamo appoggiare non un “fronte”, ma componenti sociali che sono protagoniste di questa rivolta: appoggiamo tutti quei giovani che in questi giorni scendono in piazza affrontando le pallottole e i pasdaran per resistere alla teocrazia e alla repressione. Appoggiamo la generazione che rifiuta i sermoni, il potere degli ayatollah, il corano e la sharia, le frustate in pubblico per “condotta immorale” e le esecuzioni di adultere e omosessuali. Appoggiamo i mujaheddin e tutti i compagni nicodemiti che nel silenzio coltivano la volontà di distruggere lo Stato islamico e lo Stato in sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] &lt;a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/06/20/AR2009062001347.html"&gt;Exiled Iranian Opposition Group Rallies in Paris (The Washington Post)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[2] &lt;a href="http://www.greenleft.org.au/2006/657/7378"&gt;IRAN: US relies on terrorists for nuke 'intelligence' (Green Left Online)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[3] &lt;a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/iran/1321090/Khomeini-fatwa-led-to-killing-of-30000-in-Iran.html"&gt;Khomeini fatwa 'led to killing of 30,000 in Iran (Telegraph)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-8585494816327834000?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/8585494816327834000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=8585494816327834000' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8585494816327834000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8585494816327834000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/06/ne-con-mousavi-ne-coi-pasdaran-commento.html' title='Né con Mousavi, né coi pasdaran. Commento sui recenti fatti di Teheran'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-4453341556287715637</id><published>2009-06-12T20:35:00.013+02:00</published><updated>2009-06-17T19:13:54.086+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='capitale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marx'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi'/><title type='text'>Crisis 2K: analisi, ipotesi e percezioni marxiste sulla crisi globale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://chestofbooks.com/finance/banking/Banks-And-Banking/images/Synopsis-Of-Crisis-Of-1857.png"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 279px; height: 198px;" src="http://chestofbooks.com/finance/banking/Banks-And-Banking/images/Synopsis-Of-Crisis-Of-1857.png" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Di solito quando i marxisti si trovano di fronte ad una crisi economica si lasciano andare ad esultanti proclami catastrofisti, peggio di quando ciclicamente annunciano, spesso in tempi non sospetti, la fine prossima del capitalismo mondiale. Noi non riteniamo che il capitalismo stia per morire, affatto, riteniamo credibile che questa crisi non sia l’atto finale di un periodo storico segnato dal capitale e che avremo a che fare con esso ancora per diverso tempo. In realtà noi riteniamo semmai che il capitalismo, inteso come forma economica formalizzatasi nell’800 e sviluppatasi nella sua forma avanzata nella seconda metà del ‘900 sia in realtà già defunto…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Non siamo di fronte quindi ad un malato terminale, ma ad un caso di coma vegetativo permanente, un sistema economico che viene tenuto in vita artificialmente con l’aiuto di strumenti creati da lui stesso prima di giungere al suo stato comatoso attuale. Il capitalismo propriamente inteso è vissuto su di un assetto sociale e culturale che si è trascinato fino ad oggi, modificandosi via via ma mantenendo stabile il medesimo processo funzionale. Quello che abbiamo di fronte è invece un panorama mutato e innovativo rispetto all’industrialismo classico e al fordismo, viviamo l’immanenza della postmodernità con la messa al valore del lavoro cognitivo e con l’ingresso prepotente del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;general intellect&lt;/span&gt; sulla scena socio-politica mondiale. Ma non è di questo aspetto che vogliamo parlare, vogliamo invece puntare ad un’analisi percettiva della crisi in sé che si è sviluppata negli ultimi mesi. Perché parliamo di “percezioni”? Fondamentalmente per due motivi: il primo per evitare di adottare un’ottica marxista classica quanto rigida della teoria propriamente intesa (eviteremo di fare un lavoro di esclusivi riferimenti bibliografici, ci limiteremo a delle citazioni appunto “percettive”). La seconda ragione riguarda la volontà di non voler ridurre tutto ad un adattamento della situazione attuale nelle codificazioni dell’economia marxiana, proprio perché riteniamo che la complessità del quadro attuale richieda un approccio elastico che permetta di richiamarsi alla critica marxista senza effettuare forzature (e, come si tende a fare erroneamente, adattando la realtà alla teoria e non il contrario). L’interesse per una lettura marxista della crisi attuale è tra l’altro dimostrata da un’esposizione mediatica specifica verso il lavoro del filosofo (ed economista) di Treviri, non solo rispetto ad un sentimento collettivo che afferma la ragione di Marx “battendo” (seppur di misura) i critici in un sondaggio del Times &lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[1]&lt;/span&gt;, ma anche dal fatto che negli ultimi mesi le vendite de “Il Capitale” nel circuito editoriale internazionale (e in particolare in quello tedesco) sono aumentate esponenzialmente &lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;[2]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.  Il quadro generale della crisi economico-finanziaria (o meglio, finanziario-economica) è quello di una (la prima) destabilizzazione sistemica globale della circolazione di merci e capitale a livello del mondo appunto globalizzato. Le precedenti debacle finanziarie degli ultimi anni si configurano come un riflesso e al tempo stesso una causa di eventi e condizionamenti esterni all’economia, di natura politica e geopolitica (l’attentato al WTC e le successive esperienze militari dell’Occidente in Afghanistan e Iraq). Quella di oggi invece si configura come una crisi “endogena”, figlia di dinamiche proprie di un processo di crescita e sviluppo minato dall’interno delle economie occidentali a capitalismo avanzato. È cominciata con i mutui subprime, che hanno innescato un meccanismo di insolvibilità generale e hanno tirato giù un castello di carta fatto di titoli e fondi speculativi. Un’onda lunga che ha travolto le banche (con il fallimento di storici istituti, su tutti Lehman Brothers Holdings) provocando una crisi generale del settore finanziario portandolo sull’orlo di un credit-crunch globale…&lt;br /&gt;L’impostazione classica dell’analisi marxista della crisi è quella legata alle crisi cicliche di sovrapproduzione, una condizione che determina prima una crisi dell’economia reale e solo successivamente una destabilizzazione negativa della finanza. La condizione attuale è invertita, una grave crisi finanziaria che ha determinato un riflesso sull’economia reale. Riduzione del credito, degli investimenti, riduzione del personale, riduzione generale del reddito disponibile e della propensione al consumo: una riduzione della domanda che innesca una spirale macroeconomica che tende a riprodurre e acuire il medesimo processo critico, e quindi continuo ridimensionamento della forza lavoro attiva dovuto a crisi o fallimento delle industrie. È interessante verificare come lo stesso Marx, in maniera non legata alle successive codificazioni classiche del Capitale, abbia avuto modo di commentare dinamiche simili con la crisi del 1857, che si configura come la prima crisi finanziaria mondiale della storia, che per modalità di evoluzione ci suggerisce come il processo di interdipendenza internazionali dei mercati fosse allora già presente e quindi condizione strutturale del capitalismo, oggi diremmo, come sistema globale. La crisi del ’57 fu originata dal fallimento di una banca newyorkese che portò in breve tempo il panico in Austria, Germania, Francia e Inghilterra (il parallelismo con la crisi attuale è molto suggestivo). Questo evento condizionò sicuramente la stesura dei Grundrisse e portò il filosofo di Treviri (ma anche l’amico di sempre Friederich Engels) a produrre valutazioni innovative rispetto, ad esempio, ai nuovi strumenti finanziari (i precursori dei moderni “futures”) che prendevano piede nelle finanze nazionali e condizionarono non poco l’evoluzione della crisi nella sua dimensione internazionale, anche lì (come oggi) accompagnata da un’espansione anomala e incontrollata del credito. &lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[3]&lt;/span&gt;  Le aspettative dei due rivoluzionari erano molte, ed entrambi ritenevano possibile il “compimento di tutto” nell’anno 1857… Il fatto che la storia ci consegni un quadro ben differente e una sopravvivenza di lungo periodo di quel capitalismo in crisi, ci fa essere cauti sulle previsioni, come abbiamo specificato all’inizio.&lt;br /&gt;Non vogliamo soffermarci sul piano di salvataggio globale che i governi occidentali stanno mettendo in atto con operazioni concordate con il Fondo Monetario Internazionale che ogni settimana rivaluta la stima del suo costo complessivo (per ultimo si è detto 4.000 miliardi di dollari). Non è questa la dimensione che ci interessa, perché una dimensione politica e finiremmo per produrre una critica appunto politica ad un processo neo-keynesiano che ha costretto gli ultrà del neoliberismo ad invocare e scegliere un massiccio ingresso dello Stato nell’economia, nei capitali di istituti bancari in crisi, alcuni addirittura nazionalizzati (il caso dei colossi dei mutui statunitensi Freddy Mac e Fanny Mae, l’inglese Northern Rock e il gruppo belga Fortis) scegliendo una formula che molti hanno definito di “socializzazione delle perdite” a fronte della ordinaria privatizzazione del profitto, e su questo lo stesso Marx percepì il medesimo atteggiamento della borghesia durante la crisi del 1857: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;è bello che i capitalisti, che gridano con così tanto contro il “diritto al lavoro”, ora esigono dappertutto “pubblico appoggio” dai governi, fanno insomma valere il “diritto al profitto” a spese della comunità&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[4]&lt;/span&gt;. Quello che vogliamo considerare è la possibilità che la proliferazione di quella che viene generalmente definita “finanza creativa”, delle massicce soluzione speculative delle istituzioni bancarie, l’espansione del credito, il boom dei prodotti derivati, riveli una necessità del capitale di trovare nuovi canali di accumulazione di fronte ad uno scenario produttivo che non riesce più a garantire margini di profitto adeguati a sostenere la crescita. In altre parole, la crisi odierna si potrebbe configurare come un diversivo obbligato e rischioso per ovviare alla riduzione dei margini di profitto della produzione reale e dell’accumulazione di capitale connessa. In fondo se pensiamo al panorama economico dove la stessa circolazione monetaria è in balia dei moltiplicatori monetari delle banche e ad una moneta completamente slegata da ogni tipo di controvalore reale (aureo per il dollaro fino al 1971), non è difficile immaginare come i freni ad una finanziariarizzazione dell’economia globale siano svaniti nel corso degli anni. Ma perché questa fuga in avanti dai termini concreti dell’economia reale basata sulla produzione e sulla vendita di merci? Ritornando al discorso marxiano della crisi (soffermandoci sul libro III del Capitale ma senza scomodare la legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto, per evitare un avvitamento teorico storicamente spinoso quanto improduttivo nel nostro caso specifico) nella sua dimensione di ripetizione ciclica relativa alla sovrapproduzione, crediamo che non sia sbagliato valutare l’ipotesi di una crisi prodotta da un grave ed esteso processo di sovrapproduzione di merci di fronte alla più grande saturazione del mercato che la storia del capitalismo abbia mai verificato. In altre parole, riteniamo possibile leggere questa crisi non tanto come una destrutturazione endogena del sistema finanziario, quanto come un risultato di una scelta obbligata dell’economia globale di fronte alla saturazione del mercato dell’economia reale, e in quest’ottica la crisi finanziaria non sarebbe la causa del processo critico globale ma un suo effetto. La nostra ipotesi poggia sulla valutazione di settori di mercato, e sia chiaro che quando parliamo di mercato ci riferiamo all’Occidente, saturi o tendenti alla saturazione. La fuga in avanti della finanza quindi può leggersi come un processo tendente a sopperire ai rallentamenti in termini tendenziali della produzione e a mantenere accettabili (e stabili) i termini di crescita dell’economia globale. La finanziariarizzazione quindi come droga prestazionale per un economia a rischio stagnazione. Se facciamo una valutazione storica sulle condizioni del mercato capitalistico ci accorgiamo di come le forze produttive, che negli anni dello sviluppo fordista garantivano la crescita sulla base di un mercato di prima copertura di beni (raggiungendo chi non aveva un determinato bene per fornirglielo), oggi funzionino per la maggior parte nel “mercato di sostituzione”, un mercato che tende a produrre beni che sostituiscono quelli preesistenti della stessa tipologia per esaurimento di questi ultimi o per avanzamento tecnologico dei primi. Ora, se verifichiamo che importanti settori del mercato occidentale sono al limite della saturazione (il settore automobilistico, in particolare quello europeo che tende a segnare un calo percentuale a due cifre delle immatricolazioni, le telecomunicazioni, specie quelle mobili che segnano una flessione del 20% sulle vendite di apparecchi cellulari, in generale i supporti tecnologici e informatici che in questi anni tanto hanno sostenuto la crescita con un’espansione che sembrava non aver fine) possiamo intravedere il rischio di rallentamento strutturale della produzione, che per dimensioni non potrà essere certo sostenuto dalla scelta strategica di produrre merci con una vita media di utilizzo più breve, come è stato fatto negli ultimi 2 decenni. Ritornando al parallelismo con la crisi del 1857 lo stesso Marx (ma soprattutto Engels che era in quel periodo un osservatore attento della finanza europea) aveva verificato come la crisi nella sua dimensione finanziaria avveniva in un contesto di saturazione dei mercati &lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:78%;" &gt;[5]&lt;/span&gt;, ma mentre ai tempi di Marx ed Engels quella del ’57 poteva configurarsi come una saturazione dovuta ad una contingenza dello sviluppo, oggi questo dato si verificherebbe invece in maniera strutturale e potenzialmente definitiva.&lt;br /&gt;Il sogno finanziario degli anni 2000 (e relativo crollo) figlio di questa condizione strutturale del mercato quindi? La riteniamo una ipotesi interessante, soprattutto perché preannuncerebbe una crisi sistemica strutturale, e non più solo funzionale, del capitalismo avanzato e del capitalismo stesso, nel caso questo dimostrerà di avere esaurito il suo ciclo di sviluppo in Occidente, riproducibile ormai in maniera esclusiva (e quindi suicida nell’ottica di un’economia globale), dai paesi in via di sviluppo, in particolare dalla Cina, India e dalle tigri asiatiche. Riteniamo possibile valutare la situazione attuale come l’inizio di un processo di destabilizzazione definitiva dello sviluppo capitalistico, soprattutto nella misura in cui valutiamo la finanziarizzazione progressiva dell’economia come il trattamento forzato utilizzato per tenere in vita un capitalismo in stato di coma vegetativo permanente, la cui morte cerebrale è verificabile nel mutamento irreversibile delle dimensioni storiche dei rapporti di produzione e delle determinazioni sociali tipiche del capitalismo e necessarie alla sua esistenza in quanto tale. Non vogliamo rischiare di passare per falsi (in quanto fallibili) profeti, per questo evitiamo di fare ipotesi su quanto durerà questo processo, pensiamo non sia possibile valutarlo, il che significa che non sappiamo per quanto tempo ancora avremo a che fare con questo sistema economico sottoposto ad alimentazione forzata. Quello che possiamo dire che, essendo contrari all’accanimento terapeutico, se non addirittura favorevoli all’eutanasia, noi staccheremmo volentieri la spina…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/politics/article4981065.ece"&gt;“Karl Marx: did he get it all right?”&lt;/a&gt; (Articolo corrispondente in italiano su “La Stampa”: &lt;a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200810articoli/37552girata.asp"&gt;Crisi, il dubbio del "Times":&lt;br /&gt;"Aveva ragione Marx?"&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;a href="ttp://business.timesonline.co.uk/tol/business/economics/article4974912.ece"&gt;“Banking crisis gives added capital to Karl Marx’s writings”&lt;/a&gt; (Articolo corrispondente in italiano su Rainews24: &lt;a href="http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=87320"&gt;“In piena crisi finanziaria il Capitale di Karl Marx va a ruba”&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;In questa crisi la sovrapproduzione è stata generale come non lo era stata mai prima. Il bello è questo, e avrà delle conseguenze enormi. La forma sotto la quale la sovrapproduzione si nasconde è sempre , più o meno l’estensione del credito; ma questa volta, in modo particolare, sono gli imbrogli con i titoli. Il sistema di far denaro mediante titoli “futuri”, attraverso banche o investitori istituzionali che pratichino “affari di cambio”, e di coprirli prima della scadenza, o anche no, secondo come si mettono le cose, è la regola. Tutti gli investitori istituzionali lo praticano. Questo sistema è stato spinto all’estremo; dove imperversano questi imbrogli su titoli, molti agenzie, trattarie in questa linea, sono andate in malora per questo.&lt;/span&gt; (da “Crisi di sovrapproduzione e titoli futures”, Friedrich Engels, “Lettere a Marx, 11/12/1857 – 6/1/1858”)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;4.&lt;/span&gt; Lettera di Karl Marx a Friedrich Engels, 8 dicembre 1857, in K. Marx, F. Engels “Opere”, Vol. XL, Editori Riuniti, Roma, 1973, p. 236&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;5. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stavolta ci sarà un giorno del giudizio senza precedenti, l’intera industria europea rovinata, tutti i mercati saturi […], tutte le classi abbienti trascinate nella rovina, bancarotta completa della borghesia, guerra e disordine al massimo grado (interessante notare come Engles valutava i rischi della crisi negli stessi termini in cui è stato fatto in questi mesi per la situazione odierna, n.d.r.). &lt;/span&gt;Lettera di Friedrich Engels a Karl Marx, dopo il 26 settembre 1857, ivi, p. 78&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-4453341556287715637?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/4453341556287715637/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=4453341556287715637' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/4453341556287715637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/4453341556287715637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/06/crisi-globale-analisi-ipotesi-e.html' title='Crisis 2K: analisi, ipotesi e percezioni marxiste sulla crisi globale'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-5409025696008497623</id><published>2009-06-07T12:59:00.023+02:00</published><updated>2009-11-09T13:51:29.779+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='studenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sindacato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='classe'/><title type='text'>Nuove Tesi di Aprile</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Siu8koGGbiI/AAAAAAAAAGc/ueC2_QmFr2s/s1600-h/julya.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 210px; height: 143px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Siu8koGGbiI/AAAAAAAAAGc/ueC2_QmFr2s/s400/julya.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5344572720229543458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Usciamo con questo titolo perentorio per rimandarvi all’ascolto, all’elaborazione e alla tesaurizzazione dei contenuti politici espressi durante l’incontro di Uninomade su “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Movimenti e sindacati nella crisi globale&lt;/span&gt;” che ha avuto luogo all’Atelier Occupato ESC il 25 e 26 aprile scorso, che delineano a nostro avviso delle importanti linee guida sulla pratica politica di opposizione sociale in tempo di crisi globale e disegnano un quadro interessante per le prospettive future del movimento, soprattutto alla luce delle nuove recenti esperienze di conflittualità che si sono verificate in ambito torinese (vedi rivolta studentesca e conflittualità intersindacale nelle mobilitazioni operaie). Abbiamo selezionato quelli che, a nostro avviso, sono gli interventi più significativi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Buon ascolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;- Ridefinire le forme della contrattazione sociale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Introduzione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alberto De Nicola&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/1_sessione/01_intro_denicola.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;- Soggetti e territori dei nuovi conflitti sociali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Introduzione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beppe Caccia&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/2_sessione/01_intro_caccia.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lotte sulla formazione in Francia – &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Judith Revel&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/2_sessione/02_contributo_revel.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lotte e sindacalizzazione del lavoro cognitivo in Usa – &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gigi Roggero&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/2_sessione/03_%20contributo_roggero.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervento conclusivo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Toni Negri&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/2_sessione/11_intervento_negri.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;- La forma sindacale dentro, contro e oltre la crisi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Relazione introduttiva di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Toni Negri&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/3_sessione/03_relazione_negri.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interventi di:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pierpaolo Leonardi&lt;/span&gt; (Cub/RdB)&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/3_sessione/04_intervento_leonardi.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Piero Bernocchi&lt;/span&gt; (Cobas)&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/3_sessione/06_intervento_bernocchi.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Giorgio Cremaschi&lt;/span&gt; (Fiom)&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/3_sessione/07_intervento_cremaschi.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dibattito conclusivo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Toni Negri&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/3_sessione/12_intervento_negri.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cremaschi&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/3_sessione/13_intervento_cremaschi.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bernocchi&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.uniriot.org/downloads/Uninomade_Sindacato/3_sessione/14_intervento_bernocchi.mp3"&gt;&lt;img style="height: 50px;" src="http://www.knowledgehemispheres.com/jobnexus/audio_button.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ascoltare tutti i contributi rimandiamo al sito&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/art-19845.html"&gt;http://www.globalproject.info/art-19845.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-5409025696008497623?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/5409025696008497623/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=5409025696008497623' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/5409025696008497623'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/5409025696008497623'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/06/nuove-tesi-di-aprile.html' title='Nuove Tesi di Aprile'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Siu8koGGbiI/AAAAAAAAAGc/ueC2_QmFr2s/s72-c/julya.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-2767918908707715848</id><published>2009-05-28T09:10:00.011+02:00</published><updated>2009-06-17T19:16:15.585+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='repressione'/><title type='text'>Roma 30 maggio - Manifestazione globale contro il G8 dei ministri degli Interni</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://associazioneumoja.files.wordpress.com/2009/05/sicures30mag4web3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 256px; height: 359px;" src="http://associazioneumoja.files.wordpress.com/2009/05/sicures30mag4web3.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il 28, 29 e 30 maggio, i ministri dell’interno e dalla giustizia  dei paesi del G8 si riuniranno a Roma per uno degli incontri preparatori del G8  che si terrà a L’Aquila nel mese di luglio. A presiedere l’incontro saranno il  Ministro dell’Interno Maroni ed il Ministro della Giustizia Alfano, i due  firmatari del pacchetto sicurezza. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="spip"&gt;I nodi chiave della riunione saranno i temi dell’immigrazione e  della sicurezza urbana, che per la prima volta diventa terreno di discussione in  un vertice.&lt;br /&gt;Sicurezza ed immigrazione, considerati dagli otto grandi &lt;i class="spip"&gt;"fattori destabilizzanti"&lt;/i&gt;, sicurezza ed immigrazione fulcro e  volano delle politiche razziste del governo in carica: dal pacchetto sicurezza  ai respingimenti alla frontiera.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="spip"&gt;Da Roma l’appello delle realtà migranti, dei movimenti, per  costruire due giornate di azione decentrata il 28 e 29 maggio e la  manifestazione globale del 30 maggio che partirà da Porta Maggiore.&lt;br /&gt;Per  contestare le politiche razziste e liberticide del governo del mondo, laddove il  razzismo non guarda solo al colore della pelle, ma vuole colpire trasversalmente  tutt* coloro che reclamano diritti, reddito, casa, cittadinanza, libertà di  movimento. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="spip"&gt;Contro il pacchetto sicurezza e le leggi razziste&lt;br /&gt;Per la  chiusura dei CIE in Italia, in Europa e in tutto il mediterraneo&lt;br /&gt;L’unica  sicurezza che vogliamo è la libertà&lt;br /&gt;Contro frontiere e muri, per la libertà  di movimento&lt;br /&gt;Siamo tutt* clandestin*, la cittadinanza che vogliamo è globale  &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="spip"&gt;&lt;b class="spip"&gt;Giovedì 28 e Venerdì 29&lt;/b&gt;, Giornate di azioni  decentrate &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b class="spip"&gt;Sabato 30, Manifestazione globale contro il  G8&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b class="spip"&gt;Roma - Porta Maggiore, ore 15.00&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="spip"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-2767918908707715848?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/2767918908707715848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=2767918908707715848' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2767918908707715848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2767918908707715848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/05/roma-30-maggio-manifestazione-globale.html' title='Roma 30 maggio - Manifestazione globale contro il G8 dei ministri degli Interni'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-1428469385260355580</id><published>2009-05-26T17:50:00.039+02:00</published><updated>2009-11-09T13:20:22.317+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='repressione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='razzismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autoritarismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi'/><title type='text'>Crisi, razzismo, repressione: caratteri dell'offensiva autoritaria in Italia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/ShwV1pWHqmI/AAAAAAAAAF0/y08InMJPE5M/s1600-h/02_repression_sized.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 264px; height: 245px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/ShwV1pWHqmI/AAAAAAAAAF0/y08InMJPE5M/s400/02_repression_sized.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5340167269530446434" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L’Italia vista da fuori: leggi razziste/ali, violazione dei diritti umani dei migranti, militarizzazione del territorio, ronde, e insieme restrizioni del diritto di sciopero e di manifestare… Dove va l’Italia? È ormai evidente che la crisi ha messo in rilievo qualcosa che prima era solo percepibile e non verificabile. La crisi del capitale globale in Italia ha svolto un ruolo catalizzatore di questo “nuovo corso” politico, allo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;stato d’emergenza permanente&lt;/span&gt; (l’ordinaria alimentazione di “tensione securitaria” che è trasversale a tutti i governi e costituzionale dei regimi democratico-rappresentativi occidentali) è stato affiancato uno &lt;span style="font-style: italic;"&gt;stato d’emergenza straordinario&lt;/span&gt;, attraverso il quale diffondere sempre più “insicurezza” (termine politico-destroide per dire paura, alimentata e costruita dai media) utile a legittimare leggi autoritarie e provvedimenti repressivi. Il cosiddetto “Pacchetto Sicurezza” (curioso acronimo, “PS”…) si configura come il più imponente esperimento normativo di restrizione delle libertà democratiche della storia di questo paese...&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;A differenza delle leggi speciali e di emergenza utilizzate per fronteggiare il problema specifico dell’emergenza terrorismo e con essa la capacità offensiva sul piano politico-sociale della sinistra extraparlamentare negli anni ’70 (vedi Legge Reale prima e Cossiga poi), questa legge si configura come costituzionalmente liberticida, ossia disegna un quadro repressivo su larga scala senza un obiettivo socialmente determinato. Si tratta di una prova di normalizzazione sociale, un tentativo estremo (per una democrazia formalmente liberale ed europea) di modellare la società, non nella dimensione della assegnazione imperativa di valori dello schema eastoniano integrato nei sistemi rappresentativi, ma in quella di un potere che ricostituisce le basi della società civile in maniera autoritaria secondo un principio ideologico. Naturalmente il Leviatano per farsi concedere i nuovi poteri ha bisogno di un nuovo nemico, dal cui pericolo possa spingere i sudditi a rinunciare alle loro libertà in cambio della protezione necessaria alla loro sicurezza: il nemico è all’esterno, è oltre frontiera, il migrante. Non uomo, bensì extracomunitario o clandestino: lo Stato identifica i migranti secondo un rapporto giuridico e non sotto un profilo sociale. Il risultato è la legittimazione alla costituzione di lager legali (intesi nella loro funzione di campi di concentramento coatto), i CIE (centri di identificazione e di espulsione) al cui interno la nuova legge permette di poter trattenere forzatamente 180 giorni e l’introduzione del reato (penale) di clandestinità con l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria (il vecchio sistema della delazione forzata), ora con l’esclusione dall’obbligo per medici e presidi scolastici. È interessante notare come questa deroga sia stata voluta da settori della destra post-fascista… è il caso di introdurre una valutazione sulla contingenza politica istituzionale: con questa legge finisce il “berlusconismo”, inteso come il processo politico che ha caratterizzato la vita pubblica italiana negli ultimi 15 anni. La costante del berlusconismo è stata la forzatura legislativa atta a neutralizzare le questioni giudiziarie dell’attuale presidente del Consiglio. Protagonista di questa fase è stato l’entourage forzista legato alle sorti del suo leader carismatico, l’avallo di forze esterne come la destra post-fascista, quella separatista-identitaria padana e le restanti componenti partitiche della Democrazia Cristiana, è stato dettato dalla necessità di una loro garanzia rappresentativa nella fase politica della fine delle ideologie e del “pigliatuttismo” di cui Berlusconi si è fatto interprete fondamentale non solo a livello nazionale ma anche internazionale e storico. La fusione della destra con il partito berlusconiano nel nuovo contenitore partitico comporta evidentemente un cambio di rotta dove la centralità del partito di massa maggioritario è evidentemente condivisa tra le due componenti principali, e la destra in questo processo acquisisce sicuramente preponderanza dal momento che si trova in una posizione di vantaggio politico-culturale sull’ex-alleato e nuovo compagno di partito, ancorato alla figura del capo e coeso intorno ad esso. Parallelamente è la destra padana che, in quanto espressione di unico partito esterno alleato per la vittoria elettorale, si vede aumentare notevolmente il suo potenziale ricattatorio e quindi la possibilità di esigere. Berlusconi oggi è interprete e non autore della politica nazionale della destra al potere, e le politiche pubbliche attuali sono l’espressione di una sintesi (come abbiamo visto non sempre lineare) delle posizioni delle uniche due reali culture politiche esistenti in ambito governativo (essendosi autoesclusa la componente democristiana, il che rappresenta anch’esso un sintomo politico del processo suesposto. Oggi le politiche infami sull’immigrazione sono l’espressione della xenofobia della Lega e del razzismo costituzionale della destra nazionalista, e Berlusconi ne è l’interprete pubblico sulla piazza nazionale e internazionale. Ed è tanto forte questa istanza politica del governo che la “linea dura” sull’immigrazione arriva a spingersi alla violazione dei diritti umani sanciti dalla Convenzione di Ginevra in materia di diritto d’asilo, escluso a priori con l’infame respingimento delle navi di disperati in fuga da situazioni di estrema povertà e conflitti armati. E l’aspetto più interessante di questo fatto politico non è l’azione repressiva in sé (tragica e infame come testimoniato dagli stessi militari delle motovedette italiane che hanno eseguito materialmente gli ordini [1]) ma la rivendicazione della sua piena legittimità di fronte all’opinione pubblica e agli organi politici internazionali: alle richieste di sospensione dei respingimenti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati il ministro della Difesa La Russa ha definito l’Unhcr “un organismo che non conta nulla” (confermando indirettamente che la permanenza nei centri CIE è brutale per cui è sicuramente più “umano” rimandare indietro questi poveri disgraziati da dove sono venuti) e il capogruppo del principale partito di governo ha risposto riproponendo il tradizionale motto fascista del “me ne frego” [2]. Ma più rilevanti sono le dichiarazioni del presidente del Consiglio, che giunge ai proclami contro l’”Italia multietnica” (negando un fatto storico e favorendo la retorica xenofoba che ha costretto la debole funzione di garanzia costituzionale impersonata dal Presidente della Repubblica a prendere posizione insieme alla CEI [3]) dichiarando che “nessuno sui barconi ha diritto di asilo” (ignorando evidentemente le norme elementari non solo del diritto internazionali ma evidentemente anche i più comuni istituiti di diritto civile che vietano da parte di chiunque una presunzione di malafede sulla condotta di chiunque) e risponde all’ONU con toni di contrasto che, con le dovute differenze, possono trovare un precedente solo con Mussolini e la Società delle Nazioni sulla questione etiope. La situazione italiana resta un unicum sulla condotta dei governi europei in tempo di crisi, e non sorprende che certe politiche finiscano per essere oggetto di apologia da parte di formazioni neofasciste e neonaziste sparse in Europa (vedi il recente caso greco [4]). Un laboratorio di repressione quindi, dove si sperimentano soluzioni legalitarie e forzature autoritarie. Del resto chi governa oggi sono le stesse persone che hanno represso nel sangue il G8 genovese prendendosi la responsabilità di quella che Amnesty International ha definito la più grave sospensione dei diritti umani in occidente dopo la seconda guerra mondiale. Questo rimando ci preoccupa non poco, non solo perché costituisce un precedente di queste forze politiche sulla loro capacità di violare coscientemente le norme costituzionali in termini di diritti umani e civili, ma perché alla luce di una nuova impostazione repressiva ,determinata per mezzo di legiferazione ordinaria per procedura ma straordinaria per contenuti, ci mette in guardia su scenari addirittura imprevedibili del prossimo G8 aquilano… Da qui ci ricolleghiamo ad un nodo centrale di questo processo politico: il razzismo di Stato si configura come elemento diversivo per la creazione di leggi repressive, ma l’obiettivo reale di queste si sviluppa sul piano dei diritti e del conflitto. È fondamentale assumere il dato che vede l’emergenza securitaria funzionale all’introduzione di norme liberticide dei diritti individuali, collettivi e sociali. L’approvazione del pacchetto sicurezza (e degli altri provvedimenti legati all’ordine pubblico) ha permesso la creazione di strumenti di controllo che mirano all’assorbimento e l’inibizione del conflitto sociale in tutte le sue forme. Vogliamo parlare di repressione “multi-piano” perché le situazioni affrontate sono le più molteplici e riconducono la dialettica penale anche a settori per loro natura slegati da questo vincolo. Si parla di ronde (con espressa preferenza di coordinamento di personale militare e pubblici ufficiali a riposo, un fattore che ci spinge a definire queste come “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;nuovi freikorps&lt;/span&gt;”), militarizzazione reale del territorio (militari nelle strade con prospettive di proroghe infinite della loro presenza in ausilio alle forze dell’ordine e libertà per i sindaci di posizionare telecamere ovunque), attacco al diritto di sciopero (revisione delle regole a base di precettazioni facili e forme di sciopero “virtuale”), ridimensionamento attivo (a suon di protocolli e manganello) del diritto a manifestare (senza contare che tutti i cortei per la prima volta saranno videoregistrati da agenti di PS addetti per facilitare identificazioni e denunce), la stretta sulla libertà di associazione autogestita (chiusura progressiva degli spazi sociali del movimento di comune accordo con gli enti locali schierati), il ritorno dell’infame reato di “oltraggio a pubblico ufficiale” e, per la prima volta, provvedimenti per la repressione della libertà di espressione sui mezzi di comunicazione informatici e telematici (vedi articoli proposti nel pacchetto sicurezza sulla “repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet” valida anche per l’istigazione alla disobbedienza alle leggi dello Stato e il pionieristico tentativo di abolizione dell’anonimato su internet del dl Carlucci). Quello che si verifica è appunto è un piano di repressione a più livelli, che colpisce gli aspetti materiali e immateriali della libertà di pensiero e di espressione nel tentativo di codificare un modello comportamentale irreggimentato e socialmente innocuo. Ed è un dato importante è quello che vede questo processo legato al momento della crisi, che accelera la produzione di provvedimenti che vedono contestualmente alle leggi liberticide anche la distruzione del CCNL e il peggioramento delle condizioni contrattuali generali con la prospettiva di vedere presto una controriforma sulle pensioni (terreno ora agibile grazie alla neutralizzazione del sindacato).&lt;br /&gt;Tutto è in gioco, la destabilizzazione sociale provocata dalla crisi sta accelerando i movimenti delle forze di governo e sta aprendo le porte al grande disegno politico che la destra nazionale (dal neofascismo alla P2) ha accarezzato per 30 anni: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;il fascismo “democratico” e legalitario&lt;/span&gt;, attuato tramite una marcia si Roma giuridica e non militare, ben delineata non solo dal quadro complessivo delle politiche pubbliche prodotte da questo governo, ma dalle volontà presidenziali di maggiori poteri e annichilimento del Parlamento attraverso proposte di legge di iniziativa popolare… [5])&lt;br /&gt;Il movimento è a un bivio: accettare la situazione e optare per un processo di pratiche resistenziali (necessarie ma da sole improduttive) o rilanciare l’opposizione sociale forzando gli spazi politici ancora tutelati dal vincolo istituzionale, anche alla luce del fatto che il movimento stesso si configura come l’ultima soggettività in campo capace di produrre un’opposizione politico-sociale reale (vista la neutralizzazione delle forze riformiste del centrosinistra e l’uscita di scena dei partiti comunisti parlamentari). Accendere il conflitto, impegnare la macchina statale della repressione nel disordine sociale per rallentare e arrestare l’avanzata del regime, divenire punto critico.&lt;br /&gt;Prima della resistenza, potrebbe essere utile sperimentare una grande contro-offensiva, sull’onda (è il caso di dirlo) della grande giornata di lotta e conflitto degli studenti contro il G8 dell’università a Torino. Il prossimo appuntamento è quello del 30 maggio del corteo nazionale contro il G8 su immigrazione e sicurezza organizzato a Roma proprio con lo scopo di coordinare la repressione in tempo di crisi su scala globale. Invitiamo tutti a partecipare con determinazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;[1] &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-6/nave-viviano/nave-viviano.html"&gt;"Ho eseguito gli ordini ma mi vergogno Quei disperati ci chiedevano aiuto"&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[2] &lt;a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.3326183549"&gt;Immigrati: Gasparri, accuse UNCHR? Per dirla con La Russa 'ce ne freghiamo'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[3] &lt;a href="http://www.agenziami.it/articolo/3654/Napolitano+Troppa+retorica+xenofoba"&gt;Ddl sicurezza, via libera della Camera tra le polemiche. Monito di Napolitano: «Troppa retorica xenofoba»&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/122760"&gt;Maroni: via 240 clandestini. La Cei: ''L'Italia è multietnica''&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[4] &lt;a href="http://piemonte.indymedia.org/article/4893"&gt;Atene: 350 neonazisti e razzisti manifestano contro i migranti e inneggiano a Maroni&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[5] &lt;a href="http://www.stato-oggi.it/archives/00092570.html"&gt;Berlusconi: Parlamento pletorico: sì a iniziativa popolare&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-1428469385260355580?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/1428469385260355580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=1428469385260355580' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/1428469385260355580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/1428469385260355580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/05/crisi-razzismo-e-repressione-caratteri_26.html' title='Crisi, razzismo, repressione: caratteri dell&apos;offensiva autoritaria in Italia'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/ShwV1pWHqmI/AAAAAAAAAF0/y08InMJPE5M/s72-c/02_repression_sized.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-2120504492536082123</id><published>2009-05-23T19:13:00.009+02:00</published><updated>2009-05-24T10:04:03.588+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='studenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='g8'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda anomala'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento studentesco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autonomia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='torino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi'/><title type='text'>Torino, 19 maggio 2009: inizio di una nuova fase costituente del movimento?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Shg1sbeMOQI/AAAAAAAAAFs/dxSb7ITA5-g/s1600-h/to7.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 253px; height: 168px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Shg1sbeMOQI/AAAAAAAAAFs/dxSb7ITA5-g/s400/to7.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339076395652626690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un breve commento sulle giornate di mobilitazione contro il G8 dell’università. Il movimento dell’Onda si è dimostrato più “anomalo” che mai, rompendo definitivamente la continuità storica dei movimenti studenteschi degli ultimi tre decenni dominata da una dialettica politica di pax sociale. Abbiamo assistito ad un vero salto di qualità in termini politici, di pratica e contenuti. La tre giorni del contro-G8 si è rivelata altamente produttiva, il movimento è stato in grado di forzare gli equilibri che regolavano il rapporto tra Stato e studenti mettendoli in crisi, mettendo in campo nuovi rapporti di forza in grado di superare qualitativamente la pratica del sabotaggio diffuso (blocco della circolazione metropolitana) in favore di un confronto materiale, cosciente e diretto con le istituzioni del controllo e contenimento (le forze di Pubblica Sicurezza). Abbiamo verificato due cose molto importanti, perché finalmente sperimentate e non solo teorizzate:&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;la prima, che il confronto materiale con le istituzioni (sotto un profilo concreto e simbolico) massimizza il risultato politico dei momenti di mobilitazione, garantendo ad essi la giusta rilevanza sociale grazie al conflitto che sono in grado di produrre (e questo processo è valutabile in particolare in termini di comunicazione politica e rilevanza mediatica, nazionale e internazionale [1], su cui si muove la maggior parte dei rapporti politici di massa dei paesi occidentali), la seconda, che il movimento è in grado di utilizzare questi strumenti nel migliore dei modi, con efficienza e con forze materiali adeguate. Riteniamo che lo scorso 19 a Torino sia nato qualcosa di importante, una soggettività politica che ha trovato nella cosiddetta “Onda lunga” o “Onda di lunga durata” (la seconda fase del movimento dopo l’autunno) un terreno concreto per il suo sviluppo. Un soggetto nuovo, autonomo, generazionale, in grado di raccogliere la sfida del conflitto della post-modernità, capace di farsi potere reale e costituente di un nuovo assetto politico e sociale complessivo, globale, sistemico e rivoluzionario. Avanziamo l’ipotesi: per noi la rivolta di Torino, nella sua forma, cosciente, organizzata e di massa, rappresenta l’inizio di una nuova fase costituente del movimento, non solo studentesco. Percezioni, le nostre, che sono state condivise con tantissimi compagni, non solo studenti, ma anche lavoratori che hanno espresso la loro vicinanza, solidarietà e sostegno ai ragazzi dell’Onda, che si configurano oggi come unico soggetto sociale in grado di manifestare il conflitto reale contro la crisi. Chi non ha gradito ed elogiato la determinazione di tutti i compagni che martedì erano a Torino a lottare sono le istituzioni borghesi “progressiste” e i vari residuati bellici del ‘900 (primo novecento…) che con la loro levata di scudi tentano invano di difendere lo status-quo di una rappresentanza ormai solo formale della sinistra italiana. Penoso ed emblematico il caso “Manifesto” che con delle scuse improbabili (ritardi di presentazione del materiale, slittamenti ecc… Anche fosse, il tutto non vale una telefonata?) ha tentato di evitare la pubblicazione di un articolo della rete Uniriot [2] preferendo insabbiare la cosa dopo aver liquidato il caso Torino con un articolo censorio degno del miglior armamentario solonico intelletual-chic della sinistra “radicale”. La risposta stizzita e la pubblicazione del pezzo in zona Cesarini sulla versione online [3] è una sorta di autodenuncia che segna la rottura definitiva tra il giornalismo opportunista e i movimenti sociali reali del presente [4]. Per concludere, all’insostenibile verticismo aziendalistico della governance universitaria globale il corpo vivo dell’università ha saputo rispondere con la giusta violenza, figlia del conflitto che vive tra i corpi sociali e la crisi. Siamo convinti che il movimento saprà capitalizzare (brutto termine ma utile) l’esperienza di Torino per i prossimi mesi, per il prossimo autunno, perché possa nascere una nuova grande stagione di lotte che sappia incidere sul presente come non mai. Non è stato un fuoco di paglia, lo abbiamo dimostrato…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;[1] &lt;a href="http://www.uniriot.org/uniriotII/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=533:londa-invade-torino-in-10000-contro-il-g8-cariche-e-scontri-nella-zona-rossa&amp;amp;catid=85:comunicati&amp;amp;Itemid=279"&gt;Rassegna stampa nazionale&lt;/a&gt;,&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lombardia.indymedia.org/node/17876"&gt;Rassegna stampa internazionale (parziale)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[2] Vedi Uniriot: &lt;a href="http://www.uniriot.org/uniriotII/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=540:la-rivolta-di-torino-&amp;amp;catid=87:editoriali&amp;amp;Itemid=281"&gt;link&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[3] &lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/05/articolo/815/"&gt;Articolo su Il Manifesto online&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[4] &lt;a href="http://www.infoaut.org/articolo/potenza-dellonda-il-conflitto-picchia-dove-la-sinistra-trema"&gt;La replica di Infoaut&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-2120504492536082123?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/2120504492536082123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=2120504492536082123' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2120504492536082123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2120504492536082123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/05/torino-19-maggio-2009-inizio-di-una.html' title='Torino, 19 maggio 2009: inizio di una nuova fase costituente del movimento?'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Shg1sbeMOQI/AAAAAAAAAFs/dxSb7ITA5-g/s72-c/to7.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-2243925002644964485</id><published>2009-05-13T12:04:00.011+02:00</published><updated>2009-11-15T22:12:55.375+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='studenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='g8'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento studentesco'/><title type='text'>CONTRO IL G8 DELL'UNIVERSITA'!</title><content type='html'>&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 525px; height: 201px;" src="http://img204.imageshack.us/img204/8711/adesivo3copia.jpg" border="0" /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Riportiamo il comunicato della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rete contro il G8 &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt; invitando tutti gli studenti a partecipare alla manifestazione nazionale contro il G8 sull'università del 19 maggio a Torino (concentramento a Palazzo Nuovo, ore 10:30). Info: &lt;a href="http://ondanog8.blogspot.com/"&gt;ondanog8.blog&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;---------------&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;CONTRO L’INSOSTENIBILE G8  DELL’UNIVERSITA’&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il 17 18 e 19 maggio si terrà a Torino il G8  University Summit, a cui parteciperanno i rettori ed i presidenti degli atenei  degli stati membri del G8, insieme a quelli di molti altri paesi del  mondo.&lt;br /&gt;L’incontro, promosso dalla CRUI, si propone come interlocutore diretto  dei capi di governo e di stato che si riunirà in Sardegna (o probabilmente a  L’Aquila) quest’estate ed ha l’obiettivo di consigliare i “grandi del mondo” sui  problemi dell’umanità e del pianeta, confidando sul presunto carattere “neutrale  e oggettivo” del sapere prodotto dalle università.&lt;br /&gt;Sappiamo tutti come il G8  abbia rappresentato nel corso dei decenni un’istituzione cardine dell’ordine  neoliberista oggi evidentemente in crisi. Non ci sembra quindi credibile che a  proporre soluzioni per arginare gli effetti della crisi in atto siano gli stessi  soggetti che l’hanno prodotta e a doverne subire i costi sociali ed economici,  sempre più insostenibili, siano invece proprio coloro (studenti, lavoratori,  movimenti in difesa del territorio e dei beni comuni) che restano esclusi dai  processi decisionali.&lt;br /&gt;Il G8 universitario si presenta come diretto  interlocutore dei capi di governo e di stato, mirando ad affermare un modello di  università che risponde a specifiche esigenze di mercato e di profitto. L’ottica  oramai consolidata, avviata già dal processo di Bologna, è quella che seleziona  nell’offerta didattica solamente i saperi spendibili dalle imprese; ne è diretta  conseguenza un impoverimento della formazione e della ricerca a discapito di chi  attraversa l’università.&lt;br /&gt;E’ la stessa forma di mercificazione che si applica  a tutti i “beni comuni”, dal territorio ai servizi, la stessa espropriazione che  l’attuale modello di sviluppo continua a perpetrare imponendo privatizzazioni e  grandi opere ai danni di chi realmente produce la ricchezza sociale.&lt;br /&gt;La  critica ai processi di trasformazione che investono l’università vuole partire  da un discorso sulla crisi globale considerando come i governi ne scarichino le  responsabilità dirottando gli effetti. Crediamo che questa critica riguardi  tutti coloro che pagano i costi di questa crisi e non si riconoscono negli  interessi dei suoi responsabili.&lt;br /&gt;Con questo appello vi invitiamo a  partecipare alla tre giorni di mobilitazione, che culminerà il 19 maggio in una  manifestazione nazionale che, come studenti dell’Onda, stiamo costruendo assieme  a tutte le realtà dell’università, della scuola, del mondo del lavoro ed a chi,  come i No Tav, i No dal Molin e il movimento antinucleare, difende il proprio  territorio dalle nocività.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;CONTRO IL G8 DELL’UNIVERSITA’,&lt;br /&gt;L’ONDA NON VI  SOSTIENE, VI TRAVOLGE!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-2243925002644964485?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/2243925002644964485/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=2243925002644964485' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2243925002644964485'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2243925002644964485'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/05/contro-il-g8-delluniversita.html' title='CONTRO IL G8 DELL&apos;UNIVERSITA&apos;!'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-3738120952839565933</id><published>2009-05-12T14:04:00.007+02:00</published><updated>2009-05-23T19:16:20.151+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='studenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='repressione'/><title type='text'>La polizia contro gli studenti medi: prove generali di repressione in vista del G8 sull’università</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SglmqL3aPjI/AAAAAAAAAFc/Zl6ooIQx63U/s1600-h/studentifirenze.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 225px; height: 158px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SglmqL3aPjI/AAAAAAAAAFc/Zl6ooIQx63U/s400/studentifirenze.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334908108522798642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Lo Stato è riuscito a far passare sotto silenzio le cariche agli studenti universitari di Palermo di sabato scorso, ma oggi di fronte al sangue e le teste rotte di ragazzi giovanissimi non è riuscito a tenere nascosta l’ennesima azione di repressione violenta e criminale del movimento degli studenti. Oggi a Firenze in via Colonna la celere ha brutalmente caricato un corteo di studenti medi pacifico, ferendone seriamente due e fermandone 10. Per la carica uno schema vecchio e banale, la solita provocazione di un poliziotto in borghese e da lì il pretesto per reprimere e disperdere il corteo a suon manganellate. Ne abbiamo viste parecchie, anche in questi mesi del movimento dell’Onda, quello che ci sentiamo di dire è che pestare degli studenti disarmati di nemmeno 18 anni è da criminali, vigliacchi e infami… Naturalmente a livello politico questo è un segnale: lo Stato comunica che non vuole grane nel pieno della crisi economica, ha lasciato fare nel 2008 quando tutto era ancora sulla carta, oggi che realmente si cominciano a sentire gli effetti della recessione non c’è spazio per il dissenso e per qualsiasi evento che alimenti l’instabilità sociale. Le cariche di oggi sembrano un avvertimento: al G8 di Torino non si faranno sconti. Vogliono convincere gli studenti a non muoversi, alimentano uno stato di tensione come deterrente, comunicano che ad esercitare il proprio diritto a manifestare si corrono dei rischi… La democrazia insomma non esiste più nemmeno come termine formale del linguaggio politico italiano, il governo getta la maschera. Del resto sono i giorni delle navi dei migranti respinte, i giorni della violazione dei diritti umani, i giorni del razzismo del potere in pubblica piazza e della riabilitazione del fascismo. È un caso che ad Atene i neonazisti inneggino all’Italia e al nostro ministro dell’Interno? No, non è un caso, è la logica conseguenza di un disegno politico per affrontare la crisi in maniera autoritaria, dove l’unica dialettica politica nella piazza sarà quella della violenza e della repressione. “Ricordatevi di Genova, siamo sempre noi, avete visto dove siamo in grado di spingerci” sembrano dirci le immagini di oggi, gli allenamenti per Torino e il nuovo G8 a l’Aquila…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La piena solidarietà ai giovani di Firenze, e un appello a tutti gli studenti di questo paese a resistere e a reagire alla violenza criminale dello Stato, perché la giornata di oggi non scoraggi e sia un motivo in più per mobilitarsi il 19. MM&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-3738120952839565933?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/3738120952839565933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=3738120952839565933' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/3738120952839565933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/3738120952839565933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/05/la-polizia-contro-gli-studenti-medi.html' title='La polizia contro gli studenti medi: prove generali di repressione in vista del G8 sull’università'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SglmqL3aPjI/AAAAAAAAAFc/Zl6ooIQx63U/s72-c/studentifirenze.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-7960670889803454496</id><published>2009-05-10T13:26:00.021+02:00</published><updated>2009-05-13T15:44:56.654+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='precarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sindacato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>1° maggio: niente da festeggiare – Note polemiche sulla celebrazione della festa dei lavoratori</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Sga8MS6dO4I/AAAAAAAAAE0/4AIDNCqd1Ns/s1600-h/detail_big.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 193px; height: 148px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Sga8MS6dO4I/AAAAAAAAAE0/4AIDNCqd1Ns/s400/detail_big.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334157728088406914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un breve commento, polemico come da titolo, sulla squallida liturgia “primomaggesca” che ogni anno puntualmente si ripete e che oltraggia le origini di una festa che affonda le radici nella lotta di classe&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(1)&lt;/span&gt;. Innanzitutto un dato: in varie capitali europee e non, la giornata del 1° maggio è stata l’occasione per confrontarsi con le forze del controllo sociale e della repressione&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(2)&lt;/span&gt;, e quindi, mentre a Berlino, Amburgo, Atene, Salonicco e Istanbul le strade erano teatro di scontri, in Italia si festeggiava la crisi…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;La crisi e il valore progressivo del lavoro, del sacrificio, che i sindacati da tempo sono dediti a professare, per soffocare risentimenti, odio e focolai di conflitto. Gli sciacalli confederali celebrano la loro festa istituzionale, un’autocelebrazione, in bella mostra di fronte ai terremotati, con la loro sporca faccia falsa, con il loro vecchio linguaggio retorico di parole vuote, che parlano di “diritto al lavoro” intendendo nei fatti diritto allo sfruttamento… Non intendiamo commentare il comizio aquilano, abbiamo sinceramente meglio da fare che sprecare tempo ad evidenziare le infinite contraddizioni di un sindacato vecchio, ridotto a cinghia di trasmissione della crescita sul fronte della rappresentanza corporativa dei lavoratori, vorremmo dare uno sguardo complessivo su quello che rappresenta realmente il 1° maggio. Ci chiediamo: ha ancora senso “festeggiare” il lavoro? E soprattutto, c’è ancora qualcosa da festeggiare? Riteniamo che una risposta negativa sia appropriata per entrambi i quesiti. Il primo, perché siamo convinti che l’unica cosa che i lavoratori dovrebbero realmente festeggiare è la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;distruzione del lavoro&lt;/span&gt;, quando ancora, fino ad oggi, sono loro ad essere distrutti dal lavoro: si continua a morire DI lavoro (e non sul lavoro, come dicono padroni e giornalisti dando ad intendere la fatalità del caso), perché &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;il lavoro uccide&lt;/span&gt;, e allo Stato e ai sindacati basta ricordare le “morti bianche” fugacemente il 1° maggio per pulirsi la coscienza, e noi appunto ci chiediamo cosa ci sia da festeggiare quando dal 1° gennaio di quest’anno non sono tornati a casa dalla fatica giornaliera centinaia di persone (l’anno scorso 1.140, un dato che il ministro Sacconi ha avuto il coraggio di definire “incoraggiante”…). Del resto lo sappiamo, sono lacrime di coccodrillo quelle di Napolitano (ricordiamolo, fu “comunista”, virgolettato d’obbligo per ogni vecchio pci) e quelle di Epifani (Bonanni e Angeletti ormai non hanno bisogno nemmeno più di fingere, ormai la “scelta di campo” li solleva da ogni obbligo morale alle sceneggiate), entrambi sanno benissimo che queste morti, questo omicidi sono il prezzo da pagare per lo sviluppo, il tragico gioco dei numeri necessario (e logico) del sistema produttivo, e quindi di sfruttamento, che si traduce in ritmi, orari, mansioni che consumano la vita e che talvolta la spezzano. Ma c’è qualcos’altro da festeggiare oltre ad un sistema di sfruttamento e ai padroni assassini (per il bene di tutti, s’intende…)? E passiamo alla seconda domanda: la cosa paradossale è che questo primo maggio capita durante la più grave crisi economica dal famoso ’29, c’è un esercito di cassintegrati e una prospettiva di disoccupazione di massa, e nessuno ne fa parola… E sempre il solito discorso, il sindacato controlla il conflitto sociale e la Confindustria ringrazia, e in questo caso lo controlla non parlandone, facendo finta di niente. Altro tema grande assente delle celebrazioni istituzionali è stato quello della precarietà, un argomento spinoso che il sindacato ha preferito non affrontare ovviando al problema  regalando “circenses” alla gioventù per farli stare buoni e per accaparrarsi facili consensi col tradizionale concertone a p.za San Giovanni, un appuntamento dato per politicamente schierato che di rosso aveva solo il cognome della guest-star di quest’anno (e ci riferiamo a Vasco Rossi e non al compianto Stefano Rosso, scomparso lo scorso anno, che ricordiamo con affetto). Anche lì, gli stessi slogan vuoti del comizio aquilano (come Danilo Sacco dei Nomadi che in versione Che Guevara incita le folle con appelli al “diritto al lavoro”, tanto a lui che gliene frega, fa il cantante!) e tanti appelli patetici a facili sentimenti. Che dire, un copione consueto, del resto negli ultimi anni il concerto del 1° maggio è stato teatro di altre brutte pagine della “musica impegnata”, come quella dei Modena City Ramblers che all’appuntamento del 2007 cambiarono le parole a “Contessa” di Pietrangeli senza il consenso dell’autore e presentarono ufficialmente il loro “manifesto post”, “Mia dolce rivoluzionaria” (una canzone che riteniamo con un fondo marcatamente sessista che non fa che dimostrare quanto la loro appartenenza politica per i MCR era più un fatto di slogan che altro, come molti “compagni” targati PCI del resto) che nei concerti avrebbe preso progressivamente il posto della famosa canzone di lotta a cui devono moltissimo del loro successo. Questo paese ci consegna uno scenario deprimente, la cui unica nota di dissenso viene dai compagni che hanno sfilato in corteo nelle mayday organizzate nelle varie città reclamando reddito, che rappresentano il corpo vivo della società e la forza costituente per cambiare questo stato di cose. Convinti però che neanche questo basti, lanciamo un appello per organizzare il sabotaggio attivo delle future celebrazioni istituzionali del 1° maggio, in nome del rifiuto del lavoro della precarietà e dell’autonomia delle lotte, perché non esistono spazi politici separati e la parola bisogna predersela, senza aspettare che qualcuno la conceda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.  Per approfondire vedi Rivolta di Haymarket Square, 4 maggio 1886 a Chicago&lt;br /&gt;2.  Articoli sugli scontri: &lt;a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE54103N20090502"&gt;http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE54103N20090502&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mondo/news/2009-05-01_101290451.html"&gt;http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mondo/news/2009-05-01_101290451.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=116911"&gt;http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=116911&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://roma.indymedia.org/node/9771"&gt;http://roma.indymedia.org/node/9771&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-7960670889803454496?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.marxismomilitante.org/feeds/7960670889803454496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3352237151417792474&amp;postID=7960670889803454496' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/7960670889803454496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/7960670889803454496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/05/1-maggio-niente-da-festeggiare-note.html' title='1° maggio: niente da festeggiare – Note polemiche sulla celebrazione della festa dei lavoratori'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/Sga8MS6dO4I/AAAAAAAAAE0/4AIDNCqd1Ns/s72-c/detail_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-3296440300346825194</id><published>2009-05-05T18:18:00.004+02:00</published><updated>2009-05-09T22:29:57.715+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marxismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='blogsite'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marxismo militante'/><title type='text'>Che 100 fogli sboccino! Nasce Marxismo Militante, il foglio agitato nei cieli della rete</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SgWi7G174aI/AAAAAAAAAEk/Uhsp1n8A4Bw/s1600-h/Clippaper.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 173px; height: 150px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SgWi7G174aI/AAAAAAAAAEk/Uhsp1n8A4Bw/s400/Clippaper.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333848470023037346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Marxismo, pensiero politico, dottrina, filosofia (politica e non), ottica complessiva e critica della realtà. Marxismo vivo, vivace, creativo, attuale, cogente, reattivo, veemente, fattivo… In una parola: &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;militante&lt;/span&gt;!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;Marxismo Militante, un foglio elettronico di agitazione politica, un libero spazio di informazione, un luogo di critica e analisi politica, di ricerca teorica e di approfondimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un Blogsite in movimento, al servizio del movimento, per il movimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa troverete: Marx, eresie, ricerche, scoperte, ipotesi, teorie, immaginazione, immaginario, spazi liberati, tempo liberato, autonomia, cultura, masse, classe, moltitudini, poteri costituenti, rivoluzione e rifiuto del lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa NON troverete: ortodossie marxiste-leniniste, intellettualismi incomprensibili, apologie stataliste, culto della personalità, “padri del socialismo” e nostalgie veterosovietiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marxismo Militante, tutto ciò di cui avevi bisogno…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-3296440300346825194?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/3296440300346825194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/3296440300346825194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2009/05/marxismo-pensiero-politico-dottrina.html' title='Che 100 fogli sboccino! Nasce Marxismo Militante, il foglio agitato nei cieli della rete'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SgWi7G174aI/AAAAAAAAAEk/Uhsp1n8A4Bw/s72-c/Clippaper.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-8192598701038205451</id><published>2008-11-24T22:05:00.003+01:00</published><updated>2009-12-05T15:03:11.891+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='toni negri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='studenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rivolta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rivoluzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='parigi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='operaio sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='insorgenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento studentesco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento operaio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autonomia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='operai'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fine secolo'/><title type='text'>Studenti e movimento - "Réflexions parisiennes" sulla normalità di un’anomalia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono in quel di Parigi per motivi strettamente personali, quindi non aspettatevi corrispondenze, non sono venuto qui per motivi di movimento. Posso però permettermi di scrivere due righe di analisi, stimolate dai luoghi e tempi francesi, e da qualche buona lettura. Intanto una panoramica della situazione qui: la crisi si fa sentire ma non sembra allarmare né l’opinione pubblica né i mass-media come invece accade in terra nostrana (sembra che le banche francesi non abbiano problemi di liquidità, al contrario di quelle italiane), vige ancora quell’aplomb tipicamente gallico fatto di intimismo e riservatezza, un atteggiamento in sintonia con il clima grigio e pessimo a base di pioggia costante e inesistente escursione termica di 5 gradi tra lo 0 e appunto i 5 (condizione necessaria e sufficiente per far reagire malamente il mio fisico mediterraneo con un bel cocktail di raffreddore e mal di gola, ormai vado avanti ad aspirine). Quello che passa per gli schermi televisivi però rispecchia anche qui qualche malumore vertenziale: oltre alle agitazioni contro la privatizzazione delle poste, proprio in questi giorni si sta giocando un braccio di ferro sulla scuola tra sindacato e governo. Non entrerò nei dettagli, è una questione (occupazionale) abbastanza lontana dalle dinamiche sociali che interessano il mondo dell’istruzione italiano, non esiste una vera saldatura tra interessi dei lavoratori del settore e gli studenti, chi scende in piazza sono prevalentemente i professori. Intanto è da notare subito una cosa: qui il confronto sociale è irrimediabilmente una cosa seria, il sindacato deve confrontarsi con Xavier Darcos, uomo di Stato e ministro cordiale che, al di là delle posizioni politiche, esprime quella solennità della politica istituzionale che il nostro paese ha perso del tutto con Berlusconi e la politica da barzelletta che viviamo quotidianamente e che ha una delle sue massime espressioni nel Ministero della ex-Pubblica Istruzione-Università-Ricerca affidato ad una ragazzina parvenu, raccomandata dai soliti noti protettori, senza un briciolo di esperienza in qualsiasi campo dell’amministrazione, che svolge con ridicola diligenza il suo ruolo di fantoccio nelle mani di più influenti dicasteri (ormai non si sente nemmeno più il bisogno di nascondere la servitù con vestigia formali…). Tornando invece alla “situation italienne” mi sono reso conto, rileggendo un testo a mio avviso fondamentale che è “Politics of Subversion” di Toni Negri (riedito da Manifestolibri col titolo “Fine Secolo”, se ce l’hanno ancora compratelo, così date una mano anche al Manifesto che la crisi la paga sul serio), di come risulta utile e produttivo un confronto diretto tra mobilitazioni studentesche/giovanili di Italia e Francia. PoS è un testo elaborato a metà degli anni ’80, figlio immediato del ciclo di lotte italiano dei ’70 ma corroborato dall’analisi della situazione sociale francese che in quegli anni mostrò con chiarezza la capacità di conflitto che la nuova soggettività operaia (sociale) possedeva. Fin dalle prime pagine è lampante il parallelismo con quello che stiamo vivendo noi oggi nelle nostre strade invase dalla marea studentesca: “Quindici giorni di lotta contro un progetto di riforma universitaria e liceale. Le lotte si svolgono nei licei e nelle università. Dopo quindici giorni il progetto è ritirato, alcune gigantesche manifestazioni studentesche, e violentissimi scontri con la polizia dopo che uno studente è stato ucciso, impongono questo ritiro nell’imminenza di una vera e propria mobilitazione sociale contro il governo”. &lt;span id="fullpost"&gt; Ora, come sottolinea Negri questo è solo il dato macroscopico e fenomenico di quella mobilitazione studentesca che infiammò il 1986 francese (illustrato nel “prologo parigino” dove questa viene definita con lungimiranza una “rivolta per il futuro”), naturalmente l’analisi non si ferma a questo e poi ci torneremo, ma è chiaro che in situazioni identiche si sta muovendo il movimento studentesco italiano dell’Onda (nome che richiama tanto involontariamente quanto fortunatamente le “ondate” bifiane (Franco Berardi), categorizzazione che iscrive questo ciclo iniziato nel 2005 con l’anti-Moratti come la quarta in ordine di cronologia politica dei movimenti dal ’68 in poi). Ecco quindi il richiamo che con cognizione di causa trova un parallelismo reale tra il movimento italiano attuale e mobilitazioni passate, nessun ’68 di facile rima giornalistica con l’8 finale, ma ’86 francese (un’inversione numerica senza nessun maggio di mezzo). Motiviamo: entrando nel merito vediamo infatti come le caratteristiche di quel movimento siano peculiari e tipiche anche del nostro. Sempre Negri: “Un soggetto intellettuale, cionondimeno proletario, policromo, una trama collettiva di bisogni di eguaglianza, un soggetto che rifiuta il politico e pone immediatamente una determinazione etica per l’esistere e il lottare.” Tralasciamo quelle che dovrebbero essere delle caratteristiche di primario interesse, ovvero quelle che individuano la composizione di classe di questo soggetto nei termini della sua produttività per soffermarci invece sulle caratteristiche legate al politico e al suo rifiuto, che ricoprono nell’immanenza del momento politico italiano un fattore assolutamente centrale del contesto sociale. Che significa rifiuto del politico nell’ambito della mobilitazione è presto detto: “Esso si fa politico rifiutando il politico, la macchina intera, i singoli ingranaggi dello Stato dei partiti, riappropriandosi dello strumento politico”, insomma, l’antipolitica che si fa autonomia, concetto già apparso su queste pagine qualche giorno fa. I termini di paragone ci sono tutti: soggetto studentesco, rifiuto della politica istituzionale, conflitto sociale canalizzato su specifico provvedimento ministeriale… Perché allora questo movimento sembra così “nuovo” agli osservatori italiani? E perché questa coscienza risulta innovatrice anche per gli stessi soggetti mobilitati che non esitano a definire la loro azione collettiva come “anomala”? Una spiegazione plausibile si può cercare nel processo che ha portato sulla scena politica di un nuovo soggetto sociale, in questo momento pienamente protagonista dei conflitti che si sono manifestati in questo ultimo mese. Infatti, mentre nel resto d’Europa, e in particolare in Francia, questo soggetto, anche nella sua sola forma di determinazione materiale prima che politicamente definita, ha proclamato la sua esistenza sensibile con manifestazioni di insorgenza, in Italia questo non è avvenuto, o meglio, le condizioni tipiche e necessarie alla sua determinazione sono state avvertite immediatamente, ma la risposta politica che ne è conseguita ha subito per prima nel panorama occidentale la reazione repressiva dello Stato (appoggiato dalla sostanziale e attiva partecipazione del movimento operaio ufficiale rappresentato dal partito comunista e annesso sindacato) venuto a misurarsi con queste nuove istanze di conflittualità drammaticamente più incisive e violente di quelle tradizionali del movimento operaio. Questo significa che l’operaio sociale in Italia ha mostrato le sue caratteristiche d’avanguardia (in particolare nella destabilizzazione del ’77, anno in cui appunto si dice che “il futuro incominciò”) ed è uscito dal campo della politica nazionale a causa di un processo di esclusione forzata operata a livello giudiziario e politico: è in Italia che l’operaio sociale per la prima volta ha sperimentato la galera sistematica della controrivoluzione. Questa operazione repressiva ha prolungato i suoi effetti, tanto da condizionare anche le successive “ondate” insorgenti (esempio tipico della Pantera ’90 con gli artigli spuntati dall’egemonia figciotta). Oggi la crisi dello Stato dei partiti e degli antichi assetti istituzionali ha permesso finalmente anche in Italia la liberazione del nuovo soggetto operaio, che fuori da condizionamenti politici della sinistra tradizionale ha potuto manifestare la sua identità sottoforma di determinazione materiale di bisogni e interessi collettivi. Naturalmente a questo punto, individuato l’attore, essendo il nostro un punto di vista analitico di una condizione esistente (quella immanente italiana) dobbiamo affrontare ora il nodo delle potenzialità. Appare evidente infatti che l’esempio parigino esprime non solo i caratteri dell’insorgenza ma anche una capacità operativa di incidere materialmente a livello politico, riuscendo ad ottenere risultati sul piano della contrattazione conflittuale tra movimento e istituzioni. Salta all’occhio la velocità e l’intensità di lotta tipici di quel movimento, 15 giorni per il ritiro effettivo del provvedimento, nel nostro caso più di un mese di lotte non sono valse allo stesso risultato. Vale la pena soffermarci sul carattere dell’intensità di lotta, l’espressione del conflitto sociale capace di utilizzare la dialettica dello scontro, la violenza, al di là delle valutazioni sulla giusta dose e sulle forme di gestione/organizzazione. La storia delle lotte di classe ci insegna che la lotta paga, e chi lo nega è un illuso, un idealista e un nemico. Nel caso specifico troviamo nell’86 un fattore catalizzatore della dialettica antagonista, la morte di un ragazzo coinvolto nelle lotte, e chi conosce a fondo il movimento italiano contemporaneo sa benissimo che la stessa reattività sarebbe riscontrabile anche nei giovani mobilitati in questi giorni (i calcoli di cinismo relativi alla convenienza di un simile evento allo scopo di aumentare il potenziale di conflitto non mi sembra il caso di affrontarli, naturalmente nessuno si augura la morte di un compagno…) Rimane però il fatto che nel’arco di 20 anni la Francia è riuscita a produrre istanze di conflitto ad alta intensità, con cadenza almeno decennale: la prima nell’86, la seconda nel ciclo ‘95/’96, la terza, più vicina e modello immediato, nel 2006 con la querelle del CPE. In particolare la prima e la terza hanno visto protagonisti diretti ed egemoni i componenti sempre più numerosi a livello di composizione sociale del nuovo soggetto, in particolare caratterizzate da un’estrema violenza politicamente produttiva. Ora che l’operaio sociale ha scoperto la sua identità anche in Italia, è lecito attendersi dei risultati politici paragonabili a quelli presi in esame? È una realtà che il movimento italiano abbia ritrovato la sua identità soggettiva nelle masse giovanili in lotta contro il CPE, più volte si è scandito l’appello a “fare come in Francia” nelle assemblee universitarie di tutta Italia. È un fatto che il movimento dell’Onda non si sia fermato (come successe nel 2005) quando si è trovato di fronte al fatto compiuto della conversione dei decreti legge oggetto della contestazione. Esiste la volontà, ma senza un’adeguata forza materiale capace di scardinare i rapporti di forza dell’autorità politica dello Stato rischia di configurarsi come un anelito etico privo di efficacia politica. Per scardinare i rapporti d’autorità serve l’azione, né più né meno. Che tipo di azione? La Francia insegna, e non dico altro… Vi lascio all’elaborazione. Dagli Champs de Mars (luogo a me congeniale almeno per il nome), a due passi dalla torre, vi saluto. A pugno chiuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marte (MM)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://roma.indymedia.org/node/6248"&gt;http://roma.indymedia.org/node/6248&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-8192598701038205451?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8192598701038205451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/8192598701038205451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2008/12/studenti-e-movimento-rflexions.html' title='Studenti e movimento - &quot;Réflexions parisiennes&quot; sulla normalità di un’anomalia'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3352237151417792474.post-2208945322690632935</id><published>2008-11-15T22:03:00.004+01:00</published><updated>2009-08-07T19:07:13.597+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='studenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='precarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autorganizzazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mobilitazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento studentesco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autonomia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comunismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='classe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antagonismo'/><title type='text'>Studenti e movimento - Coscienza di classe e prospettiva antagonista di una mobilitazione generazionale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Molti analisti in queste settimane hanno discusso di questa nostra mobilitazione, lo abbiamo visto in televisione e sulle pagine dei giornali. Non vogliamo entrare nel merito della discussione che vuole questo movimento del 2008 come un nuovo sessantotto o un nuovo quarantotto, sappiamo soltanto che questa mobilitazione, anche analizzandola sotto un profilo meramente quantitativo (anche se è sotto gli occhi di tutti che parliamo anche di un salto di qualità, lo percepiamo noi stessi) supera di gran lunga la mobilitazione del 2005 contro la riforma Moratti, e se già quella superava il movimento della Pantera del 1990, questo significa che non si vedeva una mobilitazione studentesca di questa portata dal 1977. L’”Onda” si configura come la più grande mobilitazione di questo paese degli ultimi 30 anni. Questo significa che abbiamo non solo una grande forza a disposizione, ma anche una grandissima opportunità, che sarebbe quantomeno sciocco non cogliere… Noi tutti stiamo realizzando in questi giorni quanto la situazione che stiamo vivendo sia una situazione critica, e credo che proprio questa presa di coscienza sia il principale fattore scatenante di questa grande mobilitazione collettiva. La nostra impressione, che crediamo di condividere con voi, è che quello che stiamo facendo oggi, non è solo reagire ad una pessima riforma che interessa il mondo della scuola e dell’università, non è, o per lo meno non lo è più, solamente una contestazione di un certo tipo di politiche pubbliche… Crediamo che noi tutti, studenti, ricercatori, precari, disoccupati, stiamo agendo sotto l’impulso di un rifiuto più grande e generalizzato, che coinvolge tutto un intero assetto sociale entrato definitivamente in crisi. Crisi, che è crisi non più solo culturale e politica, ma immediatamente e realmente sociale ed economica… Proprio in questi giorni stiamo assistendo al tracollo del sistema finanziario internazionale, che secondo stime generalizzate pone già in atto la più grave crisi economica del mondo occidentale dal 1929. Tutto questo avrà sicuramente delle ripercussioni, come già il riassetto e la ristrutturazione produttiva degli ultimi decenni ha fatto, e che adesso spiega il suo vero volto con tutta la sua tragica portata. La nostra generazione sta assistendo al crollo definitivo di un sistema, di un assetto sociale e politico tipico della società di massa del ‘900, un assetto eroso negli ultimi 30 anni dallo sviluppo delle forze produttive, un assetto che oggi si presenta per quello che è: un insieme di valori e ideologie istituzionali vecchie, stantie, non sincronizzate con quello che oggi vediamo come un cambiamento epocale. &lt;span id="fullpost"&gt; Sul piano sovrastrutturale viviamo noi, come generazione, la morte definitiva di un modello di sviluppo sociale basato sull’accessibilità al reddito, sull’opportunità di inserimento più o meno garantito (al costo naturalmente di una percentuale di fisiologica e funzionale disoccupazione) nel sistema produttivo, con una prospettiva di stabilità salariata. Oggi, al di là della competenza specifica e della formazione, non solo non abbiamo più questa “speranza” (per quanto possa rappresentarsi tale una vita di sfruttamento sotto il giogo del salario), ma paghiamo per primi lo scotto delle contraddizioni sistemiche, esplose esplicitamente, che hanno portato al declino di quel modello che legava produzione/crescita a occupazione/reddito. Non esistono più prospettive di vita inquadrate nell’integrazione a questo sistema, è bene chiarirlo. Pionieristicamente 30 anni fa veniva scandito nel mondo punk, musicale e non, la formula del “No future!”… oggi viviamo l’immanenza di questa condizione ormai concretizzatasi in realtà di massa. Sono i giovani proletari a pagare direttamente i costi della crisi, in quanto ultimi ad essersi presentati in un mercato del lavoro quale diretta emanazione dell’instabile produttività di un sistema economico in stallo. Precarietà endemica, condizioni di lavoro e mansioni gravose, orari sregolati e dilatati, diritti e salari ridimensionati rispetto ai lavoratori con contratto stabile… si profila un conflitto generazionale forse per la prima volta direttamente legato a rapporti economici e non esclusivamente culturali. Da un lato chi mantiene, legittimamente sia chiaro, le condizioni stabilite e i diritti acquisiti in epoche ancora immuni dai condizionamenti della crisi, dall’altro chi vive una realtà di sfruttamento amplificato, sostenuto da rapporti economici retti da una logica di ricatto che fa leva sul bisogno di reddito e sulla mancanza di alternativa. Il tutto codificato da leggi dello Stato (pacchetto Treu, Legge 30), in quanto tutore giuridico degli interessi dell’industria, dell’impresa, dei padroni, del capitale. E’ una realtà di classe che aveva manifestato i suoi tratti caratteristici nei 3 decenni passati ma che spiega la sua consistenza materiale soltanto adesso. 30 anni fa si assisteva alla fine dell’operaio-massa, figlio diretto del fordismo, della modernità capitalistica, oggi assistiamo alla nascita reale dell’operaio-sociale, figlio della frammentazione territoriale della produzione, di un mondo postmoderno che ha imbrigliato nello sfruttamento dell’industria diffusa anche il lavoro intellettuale, cognitivo, immateriale ma direttamente produttivo. Operaio-sociale, figlio dell’università di massa, apparato istituzionale direttamente funzionale all’impresa, garante (ancora) legale di un titolo di studio che si configura come niente altro che un attestato di idoneità allo sfruttamento.Prendere coscienza di questo significa operare una critica propriamente politica, nella misura in cui si vanno a ricercare le responsabilità nel quadro dell’esercizio del potere. Partendo da questo, il rischio di vedere imputato l’intero sistema politico è alto quanto legittimo, e in qualche modo è lo stesso nostro movimento, con le sue istanze di irrapresentabilità e indipendenza, ad essere figlio di un rifiuto dell’integrazione istituzionale a tutti i livelli. Ma quello che crediamo è che se la nostra mobilitazione è un segno di cesura generazionale che consacra definitivamente la morte della politica, è vero anche che la politica è morta come atto istituzionale ma non come fatto umano. La stessa nostra reazione organizzativa segna l’espressione di una volontà democratica diretta, in grado di fornire le basi per un piano di contropotere che si sta manifestando nelle scuole, nelle università e negli spazi che il movimento si sta (ri)prendendo fuori dai confini delle strutture fisiche dei luoghi di istruzione, a cominciare dalle strade, dagli spazi di mobilità e comunicazione. Questa operatività segna la fine della rappresentanza, non della politica, perché tutto quello che noi riusciamo a creare come momenti di aggregazione assembleari, collettivi, nel quadro di una rapporto di conflittualità che si è instaurato tra noi e il potere politico (governo sua espressione esecutiva e istituzioni stesse come canale di comunicazione), è propriamente e direttamente politico. Realizzata la fattualità di questa dialettica di opposizione la risposta che a noi sembra ovvia per rendere operativo un processo di mutamento dei rapporti di forza tra le nostre istanze e le resistenze istituzionali è quello di aumentare la capacità offensiva del movimento sul piano sociale, il che significa dare all’opposizione una connotazione di classe che sia in grado di amplificare i contenuti critici su larga scala dal momento che essi sono condivisi in ambito proletario. Il coinvolgimento dei lavoratori e del movimento operaio in toto, nell’ottica dello sciopero generale e generalizzato, è un passo fondamentale per la creazione di una piattaforma di opposizione di massa, ma non basterà se da questo il movimento studentesco non sarà in grado di gestire la sua autonomia dalle organizzazioni sindacali-confederali che rientrano a pieno titolo nella gestione del potere, avendo rinunciato all’opposizione sociale in favore dell’infame logica antioperaia della concertazione, utile solo ad espandere le zone di influenza delle varie organizzazioni a tutti i livelli. È ora, e si ha finalmente l’opportunità di farlo, di mandare definitivamente affanculo (e non ci scusiamo per il francesismo perché bisogna parlar chiaro) tutti i partiti, tutti i sindacati, tutti coloro che hanno esercitato una qualsiasi forma di potere politico legale e lo esercitano tutt’oggi. Questo è l’appello che facciamo a tutti quei settori sociali mobilitati che hanno fino ad oggi subordinato la loro partecipazione o la semplice adesione ideologica sulla logica della delega. L’unica opportunità che abbiamo per rendere concreta la possibilità di trasformazione è una soltanto: l’autorganizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15/11/2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="https://roma.indymedia.org/node/6073"&gt;https://roma.indymedia.org/node/6073&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3352237151417792474-2208945322690632935?l=www.marxismomilitante.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2208945322690632935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3352237151417792474/posts/default/2208945322690632935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.marxismomilitante.org/2008/12/studenti-e-movimento-coscienza-di.html' title='Studenti e movimento - Coscienza di classe e prospettiva antagonista di una mobilitazione generazionale'/><author><name>Marxismo Militante</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02513566802196139534</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://4.bp.blogspot.com/_hLr2GN4o3XE/SVNX9ZXxKJI/AAAAAAAAACQ/RaIZIq9yF5E/S220/Logo+Marxismo+Militante.jpg'/></author></entry></feed>
